Antonio Giordano

Sì, beh, questa è solo, tipo, la tua opinione amico.

Business digitali

A leggere siti, newsletters e blog che trattano di giornalismo e fotogiornalismo, uno si fa l’idea che il mondo del giornalismo stia andando a scatafascio, che tutto sia sbagliato, che i cari vecchi tempi in cui si pagavano un sacco di soldi per fare dei servizi sono finiti perché ora c’è la rete che permette la pubblicazione (quasi) gratis e che abbatte i costi.

E’ vero che la rete ha sovvertito molto questo mestiere. Ma io non ho mai creduto in chi rimpiange dei Mitici Tempi Andati che, molto spesso, sono solo delle idealizzazioni. Anzi, mi piace molto vivere in questo tempo: infinite possibilità di fare vedere a chiunque le proprie foto e i propri contenuti, infinito spazio per pubblicare, nessuna barriera…. Ok, bisogna trovare il modo di rendere economicamente sostenibile tutto ciò. Ma la verità è che anche il vecchio modello non era più sostenibile da nessuno (i giornali sono in perdita dagli anni settanta: vedi il blog di David Campbell, segnalato nel post precedente).

In rete si trovano anche gli antidoti al pensiero Bei Tempi che Non Torneranno. C’è una pattuglia di blogger, fotografi e professionisti che adoro leggere, per lo sforzo che compiono in ogni post di guardare avanti, di vedere tutte le opportunità che i nuovi mezzi di comunicazione offrono ai professionisti. Primo tra tutti, non si può non citare  Vittorio Zambardino, che ha un blog, Scene Digitali, che si occupa, ad ampio raggio, della cultura di internet nel nostro paese. Quello che è interessante, è che spesso Zambardino parla di giornalismo, senza paraocchi né illusioni corporative, e senza neanche usare quell’esaltazione da scoperta – dell’ultimo – minuto che certi giornalisti hanno quando parlano di nuove tecnologie. Ci sono un mucchio di idee e prospettive su quello che la rete potrà essere, o dovrebbe essere. Non sempre sono d’accordo con lui, e questo è un motivo in più per leggerlo.

Ci sono poi diversi altri blogger, che amo leggere per le diverse prospettive che offrono. Li ho linkati qui accanto. Quelli che leggo più spesso sono A photo editor, Thoughts of a Bohemian, Strictly Business. Sono tutti blog che trattano del business della fotografia, ma che lo fanno senza nascondere la testa nella sabbia, guardandosi intorno (io ho delle riserve sulle soluzioni restrittive che Strictly Business dà alla mancanza di fondi nell’informazione digitale. Ma il solito Campbell è stato molto più bravo di me a spiegarle, nella sua serie di post sull’informazione nell’era digitale).

Una scoperta recente è Duckrabbit: due giornalisti che producono pezzi multimediali, quello che da più parti viene visto come il futuro del giornalismo on line (e a  tal proposito, inizio a chiedermi: è da almeno quattro anni che sento questo mantra dello slideshow come futuro del fotogiornalismo on line. Ci credo, ci credo eccome; ma mi sembra che ancora non si voglia uscire dallo stato di sperimentazione, di “oh guarda quanto è bello e figo”. E, oltretutto, non vedo tantissimi siti di informazione, in italiano almeno, che ne fanno uso. Per il momento, da quello che vedo, si usano di più le gallerie cliccabili).

E, finale a sorpresa, un gruppo, i Nine Inch Nails, che da quando hanno abbandonato la casa discografica si sono buttati a testa bassa nel mondo 2.0: produzione e distribuzione di musica a basso o nessun costo, generazione di introiti da altre attività (concerti, merchandising, servizi on line, contenuti diversi per diversi costi), totale apertura alle nuove tecnologie e alla presenza in rete. L’ultima notizia è l’uscita di un video totalmente edito dai fans, dopo che i NIN avevano messo a disposizione i girati grezzi. I NIN non ci guadagnano, direttamente, nulla. Ma sono pronto a scommettere che tutto questo si trasformerà in pubblicità gratuita per i loro concerti e i loro dischi. Insomma: nel marasma, da cui l’industria musicale è tutt’altro che esente, c’è qualcuno che sembra aver trovato il modello giusto. Adesso bisogna tirar fuori le idee, prendere esempio e trovare il modo di applicare questo modo di lavorare al mondo della fotografia.

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1 Comment

  1. laura

    “siamo il caos delle nostre nature, generatori di energia da convogliare – oggi più che mai – in bellezza. In ogni direzione. Muoviamoci da qui. Tutto ciò che è vivo si muove. ”

    guarda un po’ qui … http://www.speranzacasillo.com

    🙂

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