Antonio Giordano

Sì, beh, questa è solo, tipo, la tua opinione amico.

Month: luglio 2010

10 consigli su come fotografare per una mostra….

….ed essere sicuri di essere applauditi dalla propria mamma. E’ estate, e tra un pò, con il mese di agosto, arriveranno i turisti, il caldo che incoraggia il consumismo marittimo, e qualche festival fotografico.

Nei festival di agosto, di solito organizzati da volenterose, e onorevolissime, associazioni culturali, torme di foto – amatori manderanno le proprie foto tutte uguali con pretese artistiche inversamente proporzionali all’originalità. O, quantomeno, alla ricerca dell’originalità. Tramonti, campi di grano, contadini sudati, maschere del Carnevale di Venezia e gli immancabili dettagli scandiscono la cultura visiva di un paese, il nostro, che è pieno di solisti e di fotografi artisti quotatissimi nel mercato fotografico del tinello di casa.

Ma, si sa, la competizione nel mondo fotografico è spietata, e nel mondo amatoriale è addirittura feroce. Come fare dunque ad assicurarsi l’apparizione nell’ambita mostra della Proloco di Pizzighettone di Sotto? Basta seguire le 10 regole base per un perfetto scatto da mostra fotografica. Seguendole, il fotoamatore più furbo si assicurerà l’apparizione nella mostra, applausi e gloria imperitura.

Le regole:

  1. Un tramonto è arte. Chi fa una foto di tramonto, per postulato, è un artista, e non sta facendo la stessa foto di tramonto per la decimilionesima volta;
  2. Se le tue foto non sono buone, non eri abbastanza vicino. Dunque, riempi la tua selezione di dettagli, possibilmente in cui non si capisca bene che cosa si sta guardando, se non dopo venti secondi di osservazione linea a linea;
  3. Sistematicità e organicità sono la morte dell’impeto artistico. Meglio quindi presentare selezioni il più assortite possibile. Una ventina di foto a colori con altrettanti soggetti, un paio di bianco e neri effetto seppia, e cinquanta versioni diverse dello stesso scatto reinterpretato ad libitum in sedute mensili di Photoshop, andranno bene. Sono graditissime, e innalzano il valore dell’Opera, quelle versioni che hanno causato il divorzio del fotografo a causa del troppo tempo passato al computer, trascurando i propri doveri coniugali;
  4. Il bianco e nero, si sa, è più artistico e bello. Presentare delle foto in bianco e nero è di per se sinonimo di successo. Dunque, perché occuparsi di banalità come i soggetti, la composizione, la luce o (orrore!) la messa in sequenza? Abbondare di contrasto in Photoshop dopo aver messo in scala di grigi. Sono fortemente incoraggiati effetti misti, tipo foto in bianco e nero con mazzo di rose a colori;
  5. i soggetti esotici sono belli di per sé. Abbondare con ritratti di bambini neri, possibilmente con lo sguardo affamato e un pò dubbioso di fronte al teleobiettivo da 5000 euro. Infilare anche decine di foto mal composte di animali africani: in fondo, quello che ha suscitato l’invidia degli amici DEVE per forza funzionare anche in una mostra fotografica, no?
  6. La didascalia non serve mai, la mettono solo i pedanti. Se proprio bisogna metterla, sia più vaga possibile. Evitare ogni contestualizzazione e informazione che sia utile alla comprensione della foto; se viene fatta notare l’assenza di informazioni, uscire la boa di salvataggio, “la foto deve parlare di per sé”, dimostrando al tempo stesso sicumera e una cultura fotografica che si è fermata agli anni ’80. Dell’ottocento. Abbondare con titoli vaghi, come “Assenza” sotto la fotografia fuori fuoco di un gabbiano.
  7. Il vero fotografo mette i dati tecnici nella didascalia. Sotto l’immagine di una donna africana che chiede l’elemosina, scrivere “La cattiveria dell’Uomo. Canon 5D con obiettivo turbodiesel, 1/200 f/5,6, WB tungsten, treppiedi”.
  8. Meno si vedono le ombre, meglio è. Chiudere tutti i neri. Fa arte.
  9. Abbondare con il mosso.
  10. Scegliere soggetti il più convenzionali possibile, fatti apposta per piacere alle persone. Evitare la ricerca fotografica, preferirle quella a parole. Infarcire dei termini “personale”, “intimo” e “concreto” il testo di presentazione. L’ideale sarebbe presentarsi come il classico Artista che tira fuori tutta la sua sensibilità nel mostrarci la stessa foto che abbiamo visto già centinaia di volte in altre occasioni.

C’è anche la regola 10bis. Se fai la stessa foto degli altri, sei un amatore. Se ripeti te stesso per venti anni, sei un professionista.

Passeggia a braccetto con la poesia…..

…. con la minuscola. Nel senso che quelli che scrivono Poesia con la maiuscola, che la vogliono nei salotti, che la staccano dalla gente comune e che la seppelliscono di tonnellate di atteggiamenti e parole e comportamenti da gruppo iniziato, beh, avrebbero proprio scassato. A me la poesia piace così, per strada, tenuta in tasca in fogli sgualciti e pronta alla bisogna, a una bevuta, a un angolo di città o semplicemente a uno sconosciuto, utilizzata e passata di mano, lasciata lì e ripresa da qualcuno.

Mi piace la poesia di Howpedestrian. Un’idea di Katherine Leyton, poeta di Toronto, gestita interamente da lei (con, ogni tanto, delle incursioni di qualche amico), che ogni giorno scende in strada, ferma uno sconosciuto e gli fa leggere una poesia. I risultati sono dei piccoli capolavori, come i corporate haiku che vengono pubblicati in questi giorni, poesia veloce per businessmen sempre di corsa. C’è un poeta per ciascuno di noi, come dice il manifesto.

Lavori estivi

Mentre l’FTP invia i file all’agenzia, ho un attimo di tempo per scrivere. Sono giù in Sicilia, per ora, a prendermi il caldo e alcune delle più belle giornate dell’anno. Sessione estiva di lavori, con diverse cose a cui pensare. Un lavoro sulle coste del bordo sud, che mi prenderà un pò, dato che il tema è lungo è complesso. Per realizzarlo, mi sto avvalendo dell’autorevolissimo contributo del comitato Stoppa la piattaforma. Ho deciso di dare una mano, con i miei modestissimi mezzi, per questa importante iniziativa, che mira a contrastare quella che si sta rivelando una delle più spregevoli iniziative di speculazione che si siano visti negli ultimi anni in Italia. Tutto sulla nostra pelle, ovviamente.

Poi, c’è in programma un viaggio on the road verso l’austria, a zonzo per fotografare e vedere un pò di belle cose. Il mese d’agosto sarò impegnato in attività meno direttamente “fotografiche”, anche se mi sa che avrò sempre la macchina fotografica in mano. Tempo permettendo, dovrei riuscire a impegnarmi di più nell’organizzazione dello Sciacca Film Fest, con i ragazzi di Café Orquidea. Fateci un salto: nella ridente cittadina di Sciacca (che, nonostante quello che dicano certi operatori turistici della zona, si è lasciata da tempo alle spalle la definizione “villaggio di pescatori”), tra bagni su spiagge che guardano direttamente l’Africa e cucina semplice, ma buonissima, ha luogo ormai da tre anni uno dei più interessanti appuntamenti cinematografici dell’estate.

E poi: un corso di immersioni subacquee, con l’idea di cominciare a fotografare anche sott’acqua. E la preparazione del reportage che in autunno dovrebbe portarmi in medio oriente e marocco. C’è molta carne sul fuoco, in altre parole. Magari, potrei non bloggare frequentemente. Ma prometto che aggiornerò i due lettori che ancora passano da qui.

Standard

Industry best practices are not creative. Best practices are maintenance and benchmarking is linear: this leads to that, variation is less professional.  The state of the art didn’t arrive by formula or recipe.

Via Permission to Suck

Non aprite quella porta….

Bam Marghera è al lavoro per noi. Nei luoghi più inaspettati. E non vuole dilettanti tra i piedi.

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Fighting Talk: The New Propaganda

Most of all, it’s about the terror of power and the power of terror. Power and terror have become interchangeable. We journalists have let this happen. Our language has become not just a debased ally, but a full verbal partner in the language of governments and armies and generals and weapons. …

Robert Fisk, in un articolo sull’Independent. Seguito dalla  ancora più condivisibile chiosa di Jim Johnson, sul suo blog di politica e fotografia:

If we need always ask ‘who is using this photograph and for what purpose,’ the same is true too of words.

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