Sto preparando le valigie per un viaggio di una decina di giorni a Milano. Alcune cose della vecchia casa da prendere, e in più il bisogno di prendere fiato, incontrare qualche amico, e guardare qualche mostra.

In verità, ho proprio una gran voglia di andare a qualche mostra. Penso che vedrò quella di Doisneau al Forma, quella su Dalì e Francesca Woodman al Palazzo Reale, e quella di Steinmetz da Micamera. Sto pure pensando di comprarmi il catalogo di “From here to there”, la mostra di Alec Soth in corso al Walker Art Center.

Ultimamente, come si sarà notato, mi piace molto la fotografia di Alec Soth. Sia per il suo stile peculiare, che mischia documentarismo, fine – art e fotografia di viaggio alla Robert Frank, riuscendo a fare fotogiornalismo in un modo del tutto diverso e molto più personale rispetto a come viene comunemente interpretato il reportage. Ma il motivo per cui mi piace seguire Soth è il suo continuo lavoro sul processo creativo. Negli ultimi giorni, sul suo blog, Soth sta proponendo una serie di assignment per i suoi lettori, in cui assegna dei compiti fotografici. La cosa più gustosa dei compiti è, ovviamente, la serie di limitazioni poste da Soth, limitazioni che in realtà sono chiaramente delle tecniche che lui usa per stimolare la creatività e i progetti. Il primo assignment è stato fotografare una lista di cose (che, si è scoperto poi, era molto simile alla lista che Soth usava fotografando Sleeping By the Mississippi). Quello attuale prevede di mettere in moto, attivamente, una storia, seguendo le tracce della propria curiosità o, certe volte, del caso.

Questo gioco in realtà era già stato suggerito da Soth nel suo vecchio blog, ora archiviato. Solo che lì era meno strutturato, somigliava di più ad una improvvisazione jazz (il che, per inciso, rende questo genere di fotografia ancora più simile, per assonanza, a quella di Robert Frank). In ogni caso, anche quel blog è un buon punto di osservazione per osservare una mente creativa all’opera, e per trarre ispirazione, spunti e idee.

A presto! Spero di postare presto le mie impressioni sulle mostre milanesi.

p.s.: ieri sono andato a fotografare, per la mia agenzia, la Libreria Altroquando, che domenica, durante la visita del Papa a Palermo, ha ricevuto una “visita” da parte della polizia a causa di uno striscione poco gradito. Mi ha fatto piacere conoscere i due gestori, persone veramente simpatiche, e mi ha dato l’impressione di essere un luogo, uno dei pochi luoghi rimasti in Italia, in cui la cultura non è solo il pretesto per mettere su un supermarket, ma una cosa che si respira e che fa vivere. Consiglio a chiunque sia di passaggio a Palermo di farci un salto.