Come far passare oggi senza giocare un pò con V for Vendetta?

La data di oggi viene ricordata, nel Regno Unito, come quella della congiura delle polveri. Per come viene riassunta qui la storia, quella congiura mirava a uccidere il Re Giacomo I d’Inghilterra, e i membri del parlamento inglese, con una esplosione. La congiura fu scoperta da un soldato del Re, e l’artificiere dei congiurati, un certo Guy Fawkes, venne arrestato, torturato e impiccato. Da allora, ogni cinque novembre vengono bruciati dei pupazzi che raffigurano i congiurati, e viene cantata una filastrocca:

Remember, remember,
the fifth of November,
Gunpowder, treason and plot.
I see no reason
why Gunpowder treason
Should ever be forgot!

Questa, molto in sintesi, è la storia. Ma devo ammettere che non ne sapevo nulla prima di vedere V for Vendetta, un film che mi è piaciuto molto, e da subito. Come si saprà, il protagonista del film indossa una maschera di Guy Fawkes. V for Vendetta appartiene al filone delle distopie: storie, genericamente di fantascienza, che raccontano di società future completamente inaccettabili e mostruose. Di solito sono società che hanno molto in comune con la nostra. Seguendo un classico schema della fantascienza, le distopie estremizzano delle tendenze, sociali o scientifiche, chiaramente presenti nelle società odierne, e cercano di ipotizzare gli sviluppi futuri.

Il secolo scorso è stato molto fiorente, per la produzione di distopie, sia in letteratura, che nel cinema e nei fumetti. Alcune sono diventate famose, come 1984 di Orwell, Il Mondo Nuovo di Aldous Huxley, il Tallone di Ferro di Jack London, Arancia Meccanica e Blade Runner.

Negli ultimi anni c’è stato una declinazione particolare delle distopie. E’ evidente che cineasti e scrittori amano parlare del mondo che li circonda, ed estremizzarlo. E l’ultimo decennio ha visto una corrente particolare di distopie, di cui V for Vendetta, il film, è un esempio lampante. Ho specificato “il film” perché il fumetto ha una storia molto più articolata, e inoltre viene raccontata in un futuro realistico, ma ipotetico, in cui la società si è molto staccata da quella che noi viviamo quotidianamente. Il film, invece, ha chiari legami con gli anni che abbiamo appena trascorso, quelli della guerra al terrorismo, delle guerre in medio oriente, degli scontri di civiltà e dei diritti civili negati in nome dello stato di guerra e della necessità della nazione. Per esempio, il film sottolinea moltissimo il ruolo essenziale che ha la paura, l’induzione della paura, nell’azione dei governi. E mostra diversi segni che fanno intendere che il mondo di V for Vendetta, anche se nel futuro, è figlio diretto del nostro presente: i cappucci messi agli incarcerati; le immagini di sommosse urbane, tutte “reali”; le sequenze dei telegiornali, che urlano notizie di catastrofi drammaticamente simili a quelle che, periodicamente, siamo costretti ad ascoltare noi.

La distopia di Guy Fawkes, in altre parole, mischia reale e immaginario per dirci qualcosa su…. già, su cosa? Secondo me, su entrambe le cose: reale, E immaginario. Nel senso che ci ammonisce per qualcosa che sta succedendo nel nostro mondo reale, ma ci fa capire che la nostra battaglia è anche nell’immaginario, nel consumo quotidiano di immagini e narrazioni (che solo a volte sono puramente di informazione) che vorrebbero imporci modi di pensare del tutto fittizi. Nel portare avanti questo discorso, V for Vendetta descrive un mondo che, partendo da premesse analoghe a quello reale, è del tutto distante dall’equazione, di solito portata avanti dai governi, “più pace, più sicurezza, più tranquillità, in cambio dei vostri diritti”. In altre parole, descrive un futuro cupo, là dove i governi e i media ne descrivono uno radioso.

Ed è esattamente questo, secondo me, il tratto che unisce V for Vendetta ad altre narrazioni distopiche del decennio scorso. Il maneggiare la stessa, identica narrazione che viene usata da media e governi (definizione generica, lo so…), e cambiarla di segno. E’ un’operazione che si può ritrovare in diverse opere, e in diversi media. Tutto “Year zero” dei Nine Inch Nails racconta un futuro inquietante, in cui le peggiori tendenze fondamentaliste e fasciste degli Stati Uniti odierni hanno preso il potere, e lo usano per soffocare la libertà dei cittadini. Per raccontare questo futuro, Trent Reznor è, per così dire, uscito dal disco, ed ha inventato una narrazione condotta come una caccia al tesoro, in cui, per mesi, i fans cercavano indizi su questo fantomatico mondo di Year Zero. Era come leggere messaggi che arrivavano dal futuro prossimo, e in diversi momenti è stato proprio inquietante (tutta il racconto della campagna, e la descrizione completa del mondo di Year Zero, può essere trovata QUI). Inquietante perché spesso si faceva riferimento a fatti già successi, e quindi a volte si aveva la sensazione di non capire più in quale realtà ci si trovava. Forse è per questo che li chiamano Alternate Reality Game.

Altre distopie che hanno questo tono? Bioshock, direi. In cui, a dire il vero, le cose sono maneggiate in maniera diversa: si parte dagli anni sessanta del secolo scorso, e si va a finire in un mondo del tutto diverso da quello che ci ha raccontato la storia che studiamo. Ma, guardando bene, qual’è il mondo subacqueo in cui si svolge l’azione di Bioshock, tolta l’iconografia retrò e un pò di tecnologia strana? E’ il nostro, con la sua disgregazione sociale, con i suoi problemi psicologici e politici.

E ora, che cosa ci proporrà la fantascienza distopica in questo decennio? Io ancora segnali interessanti non ne ho visti, a meno che non vogliamo considerare Avatar una distopia. Ma non mi pare. E in ogni caso, secondo me, Avatar usa il procedimento inverso: usa la fantascienza, per analizzare il passato prossimo. Forse dal mondo del fumetto. Ho letto qualche numero di DMZ (disegnato, peraltro, dall’italiano Riccardo Burchielli) e sembra molto interessante, disegnato benissimo, per quanto, al punto in cui sono arrivato io, ancora non vedo i segni di un riflessione approfondita sul mondo odierno (ma i segnali sono molto promettenti).

Aspetto di vedere qualche bel film di fantascienza distopica, allora. In attesa che facciano un bel film su Anathem. Il quale non è una distopia (non nel senso che ho detto finora, quantomeno), ma è uno dei più bei romanzi che abbia letto negli ultimi anni.