Antonio Giordano

Sì, beh, questa è solo, tipo, la tua opinione amico.

Month: settembre 2011

Buone cose

photocrati gallery

E’ iniziata, quindi, la Settimana Alfonsiana, di cui per il secondo anno sarò il fotografo. Ieri c’è stato un bellissimo concerto all’Oratorio di Santa Cita, un posto che mi ha molto impressionato per la quantità di stucchi. L’atmosfera era molto particolare, con la prima pioggia seria di quest’autunno che minacciava di scatenarsi da un momento all’altro e il quartetto che suonava Mozart nella penombra. Per chissà quale motivo, mi è venuto in mente il periodo natalizio (il che, a sua volta, mi ha fatto venire in mente una domanda sulle immagini natalizie. A cui, però, penserò quando sarà il periodo, perché pensare al Natale a fine settembre è un pò triste).

Da oggi la Settimana si sposta in via Badia 52, a Palermo, con i dibattiti e le conferenze. Come sempre, QUI si può scaricare il programma. E, come dicono gli americani, come say hi….

Venerdì sera sono stato a fotografare un reading del mio amico Vittorio Bongiorno, che sta portando in tournée il suo il Duka in Sicilia insieme al contrabbassista Matteo Zucconi ed a vari amici che si aggiungono strada facendo. Una bella serata di letteratura, jazz e vino, e persone stimolanti. Per l’occasione, ho deciso che avrei sperimentato un pò, e il risultato si può vedere nella galleria che ho pubblicato sul mio profilo FB.

A condire il tutto, sto ascoltando un disco di Raphael Gualazzi che mi ha consigliato mio fratello, e che consiglio di ascoltare a chi piaccia il buon jazz, quello che ancora è fatto insieme agli ascoltatori, e non per il solo gusto dei musicisti.

Buona settimana a tutti!

Più veloce della luce

Ormai la notizia è circolata: un esperimento congiunto tra il Cern e i laboratori nazionali del Gran Sasso, dell’Infn, avrebbe scoperto che alcune particelle, i neutrini, si muoverebbero a velocità prossime a quelle della luce. Il rivelatore di velocità è l’esperimento OPERA, al Gran Sasso, un apparato di tante pellicole fotografiche che vengono impressionate dai neutrini generati al Cern. L’esperimento ovviamente deve essere ripetuto e verificato da altri laboratori.  Apprezzo molto il tono di cauta apertura dei miei commentatori scientifici preferiti, Marco Cattaneo e Amedeo Balbi, sulla questione.

Se non altro, contrariamente ad altri annunci roboanti di scoperte scientifiche, questo annuncio è stato fatto come si deve, avvisando prima la comunità scientifica, e pubblicando un paper in cui vengono pubblicati i dati. Ora vediamo che esito daranno le verifiche incrociate. Fa molto piacere, comunque, che istituzioni italiane come l’Infn, con cui sono stato in contatto più volte (QUI e QUI le gallerie delle mie visite ai laboratori di Frascati e a quelli di Catania), anche per ricerche connesse ai neutrini, e di cui conosco l’enorme valore, siano al centro di notizie e cambiamenti così importanti. Come ho detto più volte, è bellissimo vivere questi tempi, se si sceglie il giusto punto di osservazione. E le ricerche scientifiche sono sicuramente uno di quei punti di osservazione privilegiati.

Per questo mi dispiace, poi, vedere come ci si perda nei dettagli. Da questa mattina sto cercando un giornale, una rivista on line, un blog, che abbia foto fresche dell’esperimento Opera, o in generale dei laboratori del Gran Sasso. Non ce ne sono; a dire il vero – ma sono sempre disposto ad accogliere una smentita – non ho proprio trovato foto dei laboratori del Gran Sasso. In questo momento la rappresentazione visiva di quello che è successo al Gran Sasso è affidata solo a interpretazioni grafico/artistiche, o, peggio, a foto che non c’entrano nulla non dico con i laboratori in questione, ma proprio con la fisica nucleare.

E non è sicuramente un caso. L’accesso di fotografi ai Laboratori del Gran Sasso è da tempo limitato a servizi commissionati. In altre parole, o sei inviato da una testata, che ha già in mente un servizio da realizzare sui laboratori, oppure non entri. Non si lavora per l’archivio – cosa che, per inciso, ho personalmente tentato di fare ai laboratori del Gran Sasso, per conto della mia agenzia. Questa cosa che può anche essere condivisibile: un amico fisico che un pò conosce l’ambiente, mi diceva che tra politici, giudici ed ecologisti i laboratori del Gran Sasso hanno avuto qualche grattacapo, e quindi ci vanno cauti con i contatti con la stampa. Però, la contropartita è che quando tutti dovrebbero parlare – soprattutto – del Gran Sasso, parlano del Cern. E mettono immagini del Cern. A leggere i giornali di stamattina pare che tutto, in queste ore, ruoti intorno al Cern, e questo mi sembra ingiusto nei confronti dei laboratori del Gran Sasso. Ma è il risultato che si ottiene quando si fa fare tutto ai giornali: al momento giusto, tutti si rivolgeranno alle agenzie, le quali non hanno immagini fresche dei laboratori. E se aspettiamo che i giornali italiani, in questo momento, commissionino a qualcuno una visita a un laboratorio, stiamo freschi.

Il risultato è che si avrà informazione incompleta, distorta o poco solida, e che si è persa un’occasione per farne di buona. Perché certo, si possono alzare le spalle, e prendersela con la sciatteria (indubbia) dei giornalisti nostrani quando si occupano di scienza, se invece di una foto di Opera viene pubblicata la foto di un laboratorio x, o proprio di un luogo che non c’entra niente con la fisica. O, in alternativa, si può pensare che una foto vale l’altra, e che il pubblico tanto non capirebbe la differenza. Belle foglie di fico, che coprono il fatto che nessuno potrà vedere com’è fatto, esattamente, questo maledetto rivelatore. O potrà vederlo in foto fatte anni fa, che poi è la stessa cosa. I risultati del controllo delle informazioni, sono anche questi. Adesso speriamo che questo venga capito.

Settimana Alfonsiana 2011

 Come l’anno scorso, anche quest’anno avrò l’onore di fotografare i lavori della Settimana Alfonsiana di Palermo, dal 24 settembre al 2 ottobre. Si tratta di una serie di conferenze organizzate dai Padri Redentoristi di Uditore, e dalla rivista Segno (con la quale ho collaborato, quest’anno, per il mio articolo sul Canale di Sicilia – che per inciso in questi giorni metterò on line).

Il tema delle conferenze è dato semplicemente da una frase del Vangelo, che quest’anno è I suoi uscirono per prenderlo. Dicevano infatti: è fuori di sé. Su questa frase, intervengono ed elaborano personaggi del mondo della cultura, della politica e delle istituzioni, con il loro personale punto di vista. Tra gli altri, quest’anno ci saranno Massimo Cacciari, Gioacchino Lanza Tommasi, musicologo, Paolo Ricca, della facoltà teologica Valdese, Vito Mancuso, teologo dell’Università S. Raffaele di Milano. Ma assicuratevi di passare, se vi trovate in zona Palermo: lo spirito della manifestazione è fare circolare il più possibile le idee, e rinfrescare le menti, e capita spesso di trovare, insieme ai grandi nomi e alle conferme, delle persone e delle idee stupefacenti.

Programma, contatti e indirizzi si possono scaricare QUI.

Eclissi di luna

Circa tre mesi fa c’è stata una bella eclissi di luna, che nel nostro emisfero, una volta tanto, è stata totale. Quella sera io mi trovavo in Sicilia, ed ho fatto qualche foto, e un video. Poco più di uno scherzo, a dire il vero: ho ripreso la luna con uno zoom molto ampio, e ogni tanto dovevo tornare per cambiare l’inquadratura, dato che il nostro satellite è piuttosto veloce nel suo cammino nel cielo. Ma mi piace comunque l’idea di condividere queste immagini, di mandarle in giro.

Il video dell’eclissi di luna si può trovare sul mio profilo G+.

Behance

Poco meno di un anno fa, mi sono iscritto a Behance, network di creativi, uno dei tanti social network che sono nati nel tentativo di imitare il successo di FB. Funzionando come ogni social network, se uno non ci dedica del tempo è difficile che si approdi a qualcosa. Ma ho comunque messo lì qualche galleria, e presidiato la posizione, per così dire. Non si sa mai cosa potrebbe nascere, e comunque questi spazi virtuali sono dei modi per tenere d’occhio il mondo, fare attenzione che salti fuori qualcosa di interessante.

Ultimamente sono stato contattato da una galleria berlinese, per una relazione di lavoro, che mi ha scoperto proprio su Behance. Ma di questo parlerò in seguito. Per adesso, gustatevi la nuova galleria con la raccolta dei miei lavori scientifici più recenti. Niente di nuovo per chi naviga il mio sito: giusto un riassunto sintetico delle gallerie che si possono trovare qui.

Cose nuove

Da qualche minuto, ho messo on line tre nuove gallerie. Potete trovarle tutte nella sezione features. Si tratta di un paio di lavori scientifici che ho fatto nella prima parte dell’anno, e di un lavoro paesaggistico ancora in corso, che riprendo quando posso e quando le condizioni meteo sono favorevoli (ovvero, quando è nuvoloso abbastanza da essere interessante).

Geostar Recovery è il racconto della spedizione oceanografica a cui ero aggregato come fotografo e operatore video. In queste foto c’è soprattutto il racconto del recupero della stazione sismica Geostar, nel golfo di Cadice. Ne ho parlato altre volte, qui e soprattutto qui, dove tra l’altro si trova un video con altre immagini, di tema meno scientifico. Il video sull’operazione può essere visto sulla mia pagina Vimeo. Ma vi prometto che la prossima settimana farò un post su alcune delle foto che si trovano in questa galleria, perché ci sono diverse curiosità scientifiche che sarebbe un peccato tenere tutte per me.

Nella galleria sull’Enea, invece, ci sono le foto che ho fatto al Centro Ricerche di Frascati. Viene da lì, tra l’altro, la foto che da qualche giorno apre il mio sito (l’avevate notata?). Anche se avevo iniziato prima a programmare il mio giro all’Enea, nell’ambito del mio progetto di documentazione della ricerca italiana, la visita a Frascati è arrivata meno di un mese dopo la catastrofe di Fukushima. Che, sia chiaro, con i reattori nucleari a fusione non c’entra proprio nulla. Ma si respirava una certa aria di fine del programma nucleare italiano. L’alternativa potrebbe essere rappresentata proprio dalle ricerche su fusione nucleare, che in Italia hanno l’epicentro proprio al centro ricerche Enea di Frascati. L’equipe di FTU partecipa, tra l’altro, al programma ITER, che prevede la costruzione di un mega tokamak in Francia. Ma la cosa più interessante da vedere è ABC, un impianto di fusione inerziale, in cui fasci laser ad alta energia vengono fatti convergere su un bersaglio, in modo da comprimerlo e innescare la fusione. Io ho avuto il privilegio, (grazie al Dr. DeAngelis, ed a tutto lo staff comunicazione dell’Enea), di essere il primo fotografo ad accedere ad ABC in venti anni. Anche in questa galleria ci sono fotografie di cui parlerò più estesamente, perché ne vale la pena.

Seascapes, infine, è un lavoro ancora in corso di realizzazione. Mi piace esplorare le zone costiere, e nell’inverno scorso spesso passavo il mio tempo in macchina, a cercare zone in cui le onde fossero abbastanza movimentate da realizzare qualche bello scatto paesaggistico. Ma poi ho scoperto che mi piaceva andare a finire nelle località di vacanza, quei piccoli villaggi fatti di villini al mare e case in affitto, che d’estate pullulano di vita e che d’inverno diventano praticamente dei villaggi fantasma. Subisco molto il fascino di questi luoghi, il silenzio, e un’architettura completamente finalizzata a un uso ristretto, di massimo tre mesi all’anno. Mi piace passeggiarci dentro e guardare le nuvole incombere, sentire il mare arrabbiatissimo e l’aria fredda. E, cercando questi posti, sono finito a Triscina, dove la sabbia, trasportata dal mare e dal vento, forma in continuazione delle piccole dune, che d’estate vengono spazzate via dagli abitanti, e d’inverno possono invece riprendersi la zona. Quando posso, torno a fare un giro in quei luoghi, perché è come se fossero una scommessa per la visione, un appuntamento che si rilancia di volta in volta, uno stato d’animo da rinnovare e fissare su sensore. Per adesso, questi sono i miei appunti. Quest’inverno ci tornerò, e vedremo cosa salterà fuori.

LEGGIMI! Post con foto sparite….

Per un cambio di plugin, fatto stamattina, molte foto di vecchi post sono sparite. Cercherò di ripristinare il danno, appena possibile. Nel frattempo, potremmo fare un gioco: immaginate le foto che avevo messo nei post (per esempio, in quello su Doisneau, che è molto cliccato), e commentate quelle.

Saluti, e scusate il disagio: stiamo lavorando per voi.

Murales parlanti

photocrati gallery

Quando andrete via da Orgosolo, avevo letto, avrete gli occhi stanchi. Dallo stesso momento in cui arriverete, sarà una stimolazione continua, un continuo inseguirvi di colori e messaggi.

Quest’estate mi trovavo nella zona di Orgosolo, ed ho deciso, su suggerimento della mia ragazza, di andare a visitare il paese della Barbagia. Prima di allora non ne avevo mai sentito parlare, e credo sia anche per questo che ci sono andato abbastanza tranquillo: ho scoperto in seguito che Orgosolo ha una cattiva fama (non so quanto meritata, oggi), per quel che riguarda il banditismo e la criminalità, ed ogni volta che dicevo a qualche sardo di essere stato a Orgosolo, quello sbarrava gli occhi, chiedendomi che cosa ci fossi andato a fare, di grazia. La risposta a vedere i murales spesso non era soddisfacente. Ma questo l’ho capito da subito, dal momento stesso in cui ho messo piede in paese. Orgosolo ha l’aspetto, e la fama, di quella che una volta era Corleone per i Siciliani. Le due situazioni sono imparagonabili, ovviamente, per tanti motivi. Ma non per la reazione che suscita l’idea di una visita nei corregionali.

Quando sono arrivato il panorama era quello, a cui sono abituato – fin troppo – di una città della profonda provincia italiana. Le case senza prospetto, il silenzio, la dimensione ristretta che si annuncia fin da subito dallo sguardo delle persone sedute al bar. Il panorama qui è nobile, impervio e duro, il Supramonte si staglia come un bastione, e Orgosolo riflette bene tutte queste caratteristiche. In più, qui ci sono i segni, diventati comuni – troppo – in Italia, dell’eccessiva separazione della provincia rispetto al resto del paese. Scarsa pianificazione urbanistica, e un generale livellamento verso il basso dell’economia, testimoniato dalla scarsità di iniziative pubblicizzate. I segni di una stagnazione, per chi vuole coglierli, ci sono tutti.

Ma prima ancora di vedere tutto questo, il paese si annuncia attraverso i suoi murales. Tanti, più di 150 secondo qualche scrittore della zona, e di argomenti politico – sociali. Passeggiando per le vie di Orgosolo, si ha l’impressione di fare un ripasso della storia recente, italiana e mondiale, sotto forma di pittura murale. Un ripasso che può avere percorsi imprevedibili e del tutto personali, tanti quanti sono i modi di percorrere le vie del paese. Può capitare di trovare Guernica accanto alle due torri gemelle, e poi di passare accanto a Neruda, a Carlo Giuliani, ed approdare a un ritratto di un bandito, per poi tornare all’occupazione delle terre in Sardegna, o al rispetto dell’ambiente. Sembra esserci un termometro sensibile, a Orgosolo, per i fatti che rimangono impressi nella memoria pubblica.

Camminando per le vie del paese, si ha spesso l’impressione di essere finiti in una grossa contraddizione. Il panorama somiglia molto, come ho detto, a quello di tante province italiane. Cemento grezzo, silenzi eloquenti quando passeggi per strada. Eppure, proprio questo luogo produce una delle forme più belle di muralismo e di espressione (secondo me, autenticamente popolare) che abbia mai visto in Italia. Un movimento di murales è qualcosa che ci si aspetta in qualche quartiere di una grande città, in una zona di Berlino per esempio, in cui è facile trovare gente in grado di esprimersi in questo modo, e dove si può anche trovare il giusto ambiente per esprimersi. Invece, a Orgosolo il sentimento comune ha scelto di esprimersi attraverso le immagini, pitture disegnate sui muri del paese, che in questo modo si assume, per così dire, la responsabilità di quello che il murales esprime. Il murale viene realizzato da un artista (previo un accordo con il proprietario del muro), ma poi è tutto il paese ad “adottarlo”.

Un ripasso di storia e idee importanti. E’ istruttivo che i muralisti di Orgosolo abbiano scelto proprio le immagini, per raccontarlo. Come se fossero consapevoli che le immagini sono un modo più efficace delle parole e di ogni altro discorso, per sintetizzare il senso comune degli orgolesi. Le immagini compaiono sul muro, e in quel modo prese di posizione, opinioni e proclami parolai fanno un passo indietro. Le immagini diventano rappresentanti di ogni orgolese.

Si va via da Orgosolo con la sensazione di avere la testa piena, satura, in un continuo rimando tra i murales e le situazioni reali che li hanno ispirati. Ammiro molto questa città che ha trovato questo modo, silenzioso ma fiero e incisivo, di comunicare il proprio modo di pensare. Ci ricorda che il dialogo non è mai qualcosa di codificato in formule, scritto nella pietra, e che in qualsiasi momento possono nascere modi imprevedibili di espressione popolare.

Canale di Sicilia

Qualche aggiornamento su ciò che succede nel Canale di Sicilia, in attesa che “Segno” pubblichi il nuovo numero in edicola, e quindi di poter pubblicare su questo blog l’articolo Un canale, due modelli che ho scritto proprio sull’assalto petrolifero al Canale.

Negli ultimi giorni si sono succedute diverse notizie, che riguardano il petrolio nel Canale di Sicilia. Una buona sintesi è data da questo articolo, oltre che dagli Echi di stampa di Guido Picchetti, un instancabile lottatore per i diritti del mare. Dal maggio 2010, società sconosciute e dalla consistenza ambigua (capitali sociali risibili, sostanziale impossibilità di rintracciare i responsabili) stanno inondando i comuni siciliani di richieste di permessi di prospezione ed estrazione petrolifera. In un caso, sono stato osservatore diretto delle modalità con cui i permessi venivano richiesti. Ricordavano molto i modi della burocrazia degli anni ’50, che approfittava dell’ignoranza del pubblico, e della piccolezza degli uffici di destinazione, per poter poi mettere di fronte al fatto compiuto le popolazioni.

Questo succedeva nel 2010. A un certo punto, un decreto del ministero dell’ambiente vietò ricerca ed estrazione petrolifera a meno di 12 miglia dalle coste. Come se 12 miglia fossero abbastanza, in caso di incidente (no, non lo sono. Guardate qui cosa sarebbe successo se il disastro della Deep Water Horizon avesse avuto luogo nel Canale di Sicilia, con epicentro a Pantelleria). Ma neanche questo limite ha spaventato le società petrolifere, le quali ritengono conveniente estrarre il petrolio dalle profondità del Canale a causa delle basse royalties richieste dallo Stato italiano. Insomma: conviene estrarre in Sicilia, se sei un petroliere.

Le cose si fanno più divertenti quando si va a scavare un pò. Come ha scoperto il comitato Stoppa la Piattaforma, nelle osservazioni al VIA presentate al ministero, le valutazioni di impatto ambientale sono state, in più casi, scopiazzate da altri documenti, redatti per altre zone (in alcuni casi, zone del mare Adriatico), e quindi la particolarità di questa zona non è stata per niente tenuta in considerazione. Ecco perché, quindi, non si è tenuto conto di qualche piccolo particolare: il fatto che i banchi del Canale siano in realtà le pendici di un edificio vulcanico sommerso, Empedocle, di cui fa parte anche l’isola Ferdinandea; il fatto che in questa zona c’è un’importante attività di pesca, che potrebbe essere seriamente compromessa (e va bene, a me non fa tanta simpatia la pesca industriale di questa zona, ma non mi piacerebbe vederla spazzata via dal petrolio); il fatto che il Canale sia un’oasi di biodiversità ed una zona unica dal punto di vista geologico, non ancora pienamente studiata, come rimarcato da Greenpeace nel suo rapporto, presentato proprio in questi giorni. Tutte cosette che potrebbero mettere in allarme le popolazioni della zona, che normalmente, invece, sono bene addormentate, e pensano al proprio cortile (e mi piacerebbe, un giorno, fare una riflessione proprio su questo, su quanto le grandi imprese e i grandi capitali puntino sulla proverbiale arrendevolezza siciliana per potere fare i propri comodi).

Ma le cose più offensive che sono emerse, secondo me, sono due. La prima, è che uno dei firmatari della valutazione di impatto ambientale per il permesso petrolifero a Pantelleria è l’amministratore unico della società che ha richiesto di poter estrarre petrolio. Se la canta e se la suona, in altre parole. Per di più, questo signore, sempre secondo le osservazioni del comitato Stoppa la Piattaforma presentate al ministero, firma la valutazione di impatto ambientale come geologo, essendo stato sospeso dall’albo. Questo, se qualcuno avesse ancora dubbi sull’utilità degli ordini professionali.

La seconda cosa offensiva, se fosse confermata, sarebbe ancora più grave (o normale, a seconda dal paese in cui vivete: se all’estero, o in Italia). Secondo un articolo del Fatto, lo scarso attivismo del ministro più interessato alla faccenda, la Prestigiacomo, sarebbe dovuto agli interessi diretti della famiglia Prestigiacomo nelle estrazioni petrolifere del Canale di Sicilia. Conflitto di interessi, in altre parole.

Ancora siamo alle schermaglie, credo. Le compagnie petrolifere stanno cercando di ottenere permessi di estrazione, e stanno cercando di farlo passando sopra la testa delle persone che abitano in quella zona. E’ un modo di agire che, in verità, si vede abbastanza spesso: ci si fa schermo della burocrazia e della correttezza delle procedure, per mascherare una sostanziale fuga dal confronto pubblico. Se si dovesse arrivare a un confronto vero con la popolazione della zona, si sa che bisognerebbe indorare la pillola, mascherarla da vantaggio. Ed ecco, infatti, che si hanno le prime avvisaglie. Tempo fa, un assessore regionale se ne uscì dicendo che il petrolio potrebbe rappresentare una fonte di lavoro. Ecco la parola magica: fonte di lavoro. Quando ai siciliani viene prospettata l’immagine dell’Imprenditore di Fuori che Porta Lavoro, vanno in brodo di giuggiole, non capiscono più nulla. Con questo metodo, quello del Portare Lavoro, è stato possibile cementificare le coste dell’isola, piazzarci qualche bel petrolchimico qui e là, e lasciare la gente in condizioni di sudditanza spinta.

Un altro modo è quello di richiamarsi alla Patria. E infatti, già si sente parlare di benzina a prezzo ridotto per i siciliani, perché le royalties del petrolio siciliano devono rimanere ai siciliani. Quelle poche che si riesce ad avere. Ma, in ogni caso, la retorica del meridionale derubato funziona in modo molto potente, in questi casi.

Quello che serve, allora, è coinvolgere la popolazione in senso opposto. Mostrare i vantaggi, a lungo periodo, della salvaguardia. Non del no al petrolio, e basta. Proprio della salvaguardia della zona. Tenere in forma il mare, proteggerlo dai petrolieri ma non solo, è la scelta più sensata che si può fare sul lungo periodo. Se no, si finisce di nuovo al vecchio modello del privato che si tiene tutti gli introiti, e scarica sul pubblico, sulla comunità, tutte le perdite, economiche e non. Si chiamano esternalità, non le ho inventate io, e sanno contabilizzarle molto bene, per lasciarle fuori dai bilanci e farle pagare a qualcun altro. Ma una salvaguardia vera si può fare solo coinvolgendo il più possibile la popolazione della zona. Non si può, in nessun momento, compiere lo stesso errore di comportamento, trasformarsi in un movimento minoritario ma organizzato, e imporre scelte, per quanto in buona fede, di salvaguardia ambientale. Bisogna decidere, una volta tanto, con più democrazia, non meno. Questa è la sfida attualmente in corso in questo piccolo spicchio di mondo, e sarebbe bene che tutti gli attori coinvolti ne prendessero coscienza.

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