Cose iniziate

L’autunno è arrivato in tutto il suo glorioso carico di caldo e sole. Fino a ieri qui si andava al mare, per chi poteva andarci. Io mi sono beccato un raffreddore che mi ha lasciato a casa a farmi girare la testa, e mi ha anche impedito di andare in palestra questa mattina, a ricominciare l’allenamento. E io odio saltare gli allenamenti, mi sento come se potessi staccare la testa a mille peluche quando succede, e lasciarli tutti in giro per strada, una lunga processione di teste lanuginose in segno della mia rabbia per avere saltato un giro.

E se qualcuno vuole dirmi che è un pensiero da psicopatico, si accomodi pure. Ai miei peluche non ho mai torto un pelo, e mi vogliono bene.

Questo non vuol dire che sia rimasto fermo, in questi giorni festaiuoli. Dopo aver finito la terza parte del romanzo mi sono deciso a scrivere la sceneggiatura per il fumetto, la mia prima vera sceneggiatura. Ho scoperto che sceneggiare è molto più difficile di quello che credevo, e che mi diverto un mondo. Sabato sera poi mi sono riempito di birre, giusto per non perdere l’allenamento in quell’altro senso. Ho continuato a leggere Nietzsche, ma sono un pò indeciso sul romanzo da leggere in questo periodo. Forse “Underworld”, ma vediamo, l’ho iniziato altre volte e l’ho sempre abbandonato a un certo punto.

Stavo pensando che è da un pò che non vado a Milano, a farmi una bella sessione di giorni di festa. Forse dipende anche dal fatto che tutta la mia compagnia festaiola milanese è svanita, dispersa ai quattro angoli del mondo alla ricerca di un’esistenza meno miserabilmente precaria di quella a cui ci condanna l’Italia. Ma lo stesso, avrei bisogno di uno di quei periodi rock’n’roll in cui inizi ad andare in giro e bere molto presto e girare locali ed hai perennamente la voce irrochita per il fumo gli alcolici le urla e la stanchezza. Il classico periodo in cui è meglio rimanere a dormire sul divano di qualcuno, o nel letto di qualcuna.

A tratti questo desiderio mi torna, anche se più volte mi è stato detto che alla mia età è sintomo di qualche difetto. Bisognerebbe pensare a fare famiglie e figli, non baldoria. E di solito mi giustifico dicendo che io voglio solo una parentesi, un tornare per poco a quelle cose, per poi tornare a fare il bravo ragazzo, che scrive, parla intellettuale e prende legnate in palestra. Ma la verità, la vera verità, è che è una balla anche questa della parentesi. Io non voglio scegliere. Non ci vedo proprio motivo, per scegliere. Voglio la famiglia, voglio gli amici intellettuali, e voglio andarmene in giro per concerti a bere e fare bisboccia, e non voglio che niente sia parentesi, ma solo puntini di sospensione.

La grande minchiata del secolo è che siamo costretti a scegliere, o a fare quello che gli altri si aspettano in base a certi caratteri. Sei un uomo, allora non devi fare questo e devi fare quest’altro. Sei un più che trentenne, e allora dovresti mettere la testa a posto. Sei un bravo ed educato rappresentante della classe media, e certi pensieri non dovrebbero neanche sfiorarti.

La novità è questa, che inizio a non vederci più senso, in queste scelte obbligate. Perché alla fine sono (siamo) bravi tutti a dare consigli più o meno interessati, ma chi li vive sulla pelle sono io (è ciascuno di noi).

La grande domanda è: come scrivere di tutto questo, senza finire per avere esattamente questo tono da lamento pseudogenerazionale?

Ok. Questa svirgolata pseudoadolescenziale in realtà serviva a prendere tempo, distrarre dal fatto che vorrei scrivere da un pò qualcosa di più serio, ma non ne ho ancora trovato il tempo. Che poi, nemmeno dovrei scusarmi per quello che scrivo. Ah, fottetevi tutti. Questa è proprio una di quelle giornale in cui manderei affanculo pure il padreterno, se me ne desse l’occasione. Ci vediamo domani, due lettori.