Note sul linguaggio del cambiamento

Forse per un’altra volta nella sua storia all’Italia tocca fare da laboratorio politico e sociale. L’ultimo nostro grande regalo politico al mondo è stato il fascismo, anche se non ci piace sentircelo dire e abbiamo sempre fatto di tutto per non prendercene il merito. Anche questa volta, con il Movimento Cinque Stelle e i suoi ultimi exploit parlamentari, ci sono buoni segnali. Facciamo fare, e al momento giusto, quando si sarà fatto abbastanza danno, faremo tutti finta di non aver mai saputo cosa stesse succedendo.

Questo non è per dire che sta nascendo qualcosa di simile al fascismo. Ovvio. Il Movimento Cinque Stelle sta dentro il parlamento italiano da quasi un anno, durante il quale si è distinto molto per le trovate coreografiche, e poco per tutto il resto. Due giorni fa c’è stata una specie di excalation, con il blocco di lavori parlamentari e insulti contro qualsiasi tipo di dissenso. Vecchio repertorio, ma, appunto, si fa danno tanto quanto i grillini se non si cerca di guardare oltre i punti di contatto con il passato, per vedere in che modo il Movimento stia inventando un nuovo modo di essere autoritari. Un laboratorio, come ho detto. Che ha le sue caratteristiche precise, non sempre nuove, ma di sicuro interpretate in modo nuovo.

il Movimento Cinque Stelle ha sempre cercato di accreditarsi come il portatore dell’innovazione all’interno dello stanco e provinciale sistema politico italiano. Memorabili, ad esempio, le crisi isteriche di deputati che chiedevano lo streaming a ogni costo anche per gli atti piu’ insignificanti della vita parlamentare. Tra nuove tecnologie e nuovi modi di impiegarli, uno dei pilastri del grillismo-casaleggismo è questa visione del tutto fittizia della tecnologia di rete come garanzia, di per sé, di progresso buono.

Non c’è bisogno di dilungarsi troppo su questo aspetto, ho scritto già altrove di come la visione di una tecnologia di per sé portatrice di progresso buono e democrazia sia fallace. Quello che importa, qui, è la struttura di pensiero con cui si elabora questa visione. Il M5S è la prova lampante di come le tecnologie della comunicazione possono essere accoppiate a modi di agire e pensare sostanzialmente autoritari. La tecnologia è sempre al servizio di una visione, e se quella visione è autoritaria, l’uso della tecnologia sarò autoritario.

Quello che importa allora sono le strutture, il pensiero, o, nel caso del M5S, la neolingua, con cui al tempo stesso si afferma una cosa e si dice il suo contrario. Gli esempi sarebbero tanti: dall’affermare la piena libertà della rete, poi puntualmente negata nei fatti dalle dinamiche poco chiare all’interno del Movimento, allo scagliarsi con forza contro i pregiudicati fuori dal parlamento che influiscono sulla vita parlamentare, dimenticando che il portavoce del movimento è pregiudicato e non è mai stato eletto in una regolare elezione. La neolingua del M5S  assolve lo scopo di tutte le neolingue, che è di annullare il pensiero dando al tempo stesso l’impressione di una grande partecipazione alla vita pubblica. La neolingua è fatta per dominare,  e in quanto tale è reazionaria.

È chiaro che il movimento cinque stelle si appropria del linguaggio potenzialmente innovativo, di cambiamento, a tratti eversivo, di certi ambienti, e lo svuota di significato facendolo diventare puro spettacolo. Di fatto succede questo: l’appoggio alla TAV, o alla limpidezza del potere, in mano ai grillini stanno diventando oggetti e parole d’ordine al servizio della reazione, della destra, del peggiore capitalismo autoritario dei nostri giorni. Si dà l’impressione di appoggiare il cambiamento, di essere l’unico vero cambiamento possibile, e allo stesso tempo si sradica il linguaggio dall’azione. Se tutto si trasforma in spettacolo, senza contesto o scelta sociale, il linguaggio del cambiamento diventa sterile e vuoto.

Per questo tutto quello che viene fatto dal Movimento non sembra avere altro scopo che la spettacolarizzazione. Non c’è nessuna idea di conflitto sociale o culturale, nessuna intenzione di muovere in un senso o nell’altro la vita politica (lo ha detto molto meglio di me Giuliano Santoro, QUI). Solo la ripetizione di poche parole d’ordine, insieme a gesti pirotecnici fatti per parlare il linguaggio delle emozioni, invece che quello razionale.

Il conflitto sociale, in questo modo, diventa spettacolare, virtuale, tanto piu’ urlato e isterico quanto inefficace. In questo sta la reazione: nel rendere del tutto inefficace qualsiasi tipo di movimento, spinta dal basso, luogo di aggregazione non virtuale, filone culturale. Al Movimento Cinque Stelle non interessa nulla di tutto questo, anche se, nella sua neolingua, sembra invece tutto teso a smuovere le cose. Ma, diceva uno passato di moda, in politica bisognerebbe guardare piu’ alla prassi che alla teoria. Dopo quasi un anno di movimento cinque stelle, la prassi è di un autoritarismo tecnicizzato e travestito da libertarismo.

Ecco dove dovremmo fare attenzione. Già altrove si sono visti governi e regimi democratici usare le nuove tecnologie a fini di controllo, e tutto sotto un linguaggio di tutela della democrazia. Quello del Movimento Cinque Stelle, per quanto del tutto fallimentare dal punto di vista dei risultati, potrebbe essere una fonte di ispirazione politica per altri governi e altri popoli. Si è riaccesa una fiamma autoritaria: vediamo di non scottarci, e magari di buttarci sopra una bella secchiata.