Respiro

In questi giorni mi è venuto in mente molto spesso Hitch. Figurarsi. Si è avviato da un bel pò a essere una delle mie figure di riferimento, e il bello è che è successo tutto per caso, senza che io abbia provocato niente. Una volta ho trovato un suo libro su uno scaffale, per caso, e da allora non ho fatto che approfondire, tornare sul personaggio, rileggere, cercare di capire. Sembra l’inizio di una storia d’amore, e in realtà lo è, con la stranezza delle storie d’amore intellettuale.

Stavolta non ho pensato tanto alle idee di Hitch, però. Me lo sono tenuto più come riferimento personale. Molto semplicemente sono in mezzo a un trasloco, che sta invadendo tutti i ritagli di tempo da sveglio di cui dispongo e che non mi fa fare nient’altro. Se in questi giorni mi chiedessero cosa faccio nella vita, risponderei “trasloco”. Niente scrittura, niente amici, niente letture. Sì, niente letture: la sera sono talmente stanco che l’unica cosa che riesco a sfogliare è 9gag. Niente di niente. Sono entrato nello stato mentale degradato, quello che mi fa andare in giro per un centro commerciale e invidiare tutte le altre persone perché hanno una vita normale, una casa più o meno ordinata a cui tornare, un lavoro o una passione da riprendere. Quando si arriva a questo stadio, si ha bisogno di ricominciare.

Quanto dramma per un trasloco, vero? Sono d’accordo. E’ solo la stanchezza che parla al posto mio, la frustrazione di non potere più scrivere e leggere con assiduità, cose che mi stanno mancando davvero tanto. Come se mi avessero tolto il respiro, né più né meno. Se scrivo e leggo, ci sono. Se no, sono meno di niente. Ed è qui che mi è tornato in mente Hitch: lui era uno che aveva un sacco di appetito, per la buona scrittura, la buona conversazione, le buone bevute, le sigarette. Sarà capitato anche a lui di traslocare, e chissà come l’avrà presa, come si sarà comportato mentre tutti i suoi libri e i suoi scritti venivano sballottati da un angolo all’altro del mondo, mentre non poteva sedersi al tavolino e scrivere i suoi pezzi con la sua prosa densa e piacevolmente ridondante di aggettivi. Forse se n’è infischiato ed ha continuato a scrivere. O forse era più comodo di me, ed ha affidato a qualcun altro il compito di occuparsi delle sue cose. Forse, come mi pare di intuire dalle pagine della sua biografia, ha cercato di resistere un minuto di più ogni giorno che passava, cercando di scrivere il più possibile e di non mollare fino all’ultimo momento. Lui aveva un sacco di cose da raccontare e di cui occuparsi, d’altronde.

Io invece ho a disposizione solo un argomento e un pensiero: trasloco, trasloco, trasloco. Ho diverse idee per scrivere delle storie (riguardano gente che trasloca), ne ho una in corso di cui sto sviluppando il personaggio. Nei prossimi mesi dovrei anche mettermi a scrivere un altro romanzo, e dovrei dedicarmi alla pubblicazione del primo. Nel frattempo sto cercando di diventare un fumettista, un modo di scrittura che mi sta catturando sempre di più. Scrivo soggetti con in mente le case editrici a cui mandarli, sviluppo personaggi e linee adatte a certe pubblicazioni. In questi giorni sto aspettando risposte da un editore importante. Mi è stato detto che risponde, sempre, ma con un pò di lentezza. Spero solo che il tempo che passa non significhi rifiuto. Magari valutano bene, fanno riunioni. La cosa che distrugge è l’attesa, il dover rimanere attaccato a questo tempo indefinito. Anche perché nel frattempo ci si aspetta da me che diventi un tipo responsabile, che mi trovi un lavoro quale-che-sia. La scrittura per adesso non basta a farmi campare, e mi arrivano sempre più spesso messaggi, più o meno velati, con cui mi si chiede di iniziare a fare dell’altro.

Una vecchia storia, in realtà. Devi essere ragionevole, ascoltare gli altri che ne sanno sicuramente più di te, mettere una pietra sopra le tue sensazioni – che comunque andrebbero censurate sul nascere – e cercare di volare più basso, di non illuderti, di iniziare a essere una persona più o meno normale.

O magari sono io. Magari mi fa comodo vedere le cose in questo modo, dipingere un quadro in cui sono l’incompreso di turno. Magari chi cerca di convincermi a essere ragionevole lo fa perché mi vuole bene, eccetera. Ma allora vuol dire che ho qualche rotella fuori posto, perché è davvero una strana coincidenza che chi mi vuole bene e mi dà consigli lo fa sempre in una sola direzione, quella che mi porta lontano, più lontano, dalla persona che voglio essere. Che mi fa somigliare ai tanti stronzetti narcotizzati che si possono incontrare in qualsiasi angolo di qualsiasi ufficio.

Si, è uno sfogo che sembra quello di un adolescente. Magari però non mi sono ancora arreso, e ho ancora un pò di benzina dentro. Beati voi che invece avete messo la testa a posto.

Mi è mancata tanto, la tastiera. Ora passo a scrivere cose un pò più serie. Ho un’ora, e poi dovrò ricominciare a badare al trasloco. Vedo di scrivere più che posso. Mi basta un’ora per tornare a respirare e sentirmi bene. Perché scrivere è questo: respiro. Minaccia qualcuno di togliergli il respiro, e guarda come reagisce. Non credo che bastino gli inviti ad essere ragionevole, ad accontentarsi di altro. O respiri, o non respiri.

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