La classe media più media del mondo nel paese conservatore più conservatore del mondo da almeno tre anni non fa altro che parlare di rivoluzione. Rivoluzionare il sistema, cambiare tutto, rivoltare il paese come un calzino, farlo con una retorica combattiva e sprezzante della prassi democratica. Verrebbe da usare La Parolaccia, se non fosse che altri conservatori da salotto con letture pesanti l’hanno inflazionata, usandola anche per insultare il fioraio che non fa lo sconto sulle margheritine.

È un fatto comunque che da tempo siano in circolazione partiti e movimenti che vorrebbero assumere posture e retoriche radicali. Promettono di cambiare tutto, in alcuni casi si spingono a dire che lo stanno già facendo. La cosa deve essere lievitata abbastanza, se anche un piccoletto insignificante come il presidente del consiglio insulta i suoi avversari dicendo che sono moderati. Lui invece è Che Guevara, sempre lì sul Granma pronto a sbarcare per una rivoluzione che, signori miei, cambierà l’Italia, perché lui ci mette la faccia, la divisa e l’hashtag.

Bisogna farci attenzione a questo uso della retorica rivoluzionaria. Se si è studiata un po’ la storia – non quella che ti tirano in faccia a suon di milioni di morti quando devono avere per forza ragione su di te: basta un libro delle scuole medie – questo è un fenomeno che si è già visto. Quando si è verificato, è sempre stato partorito dalla pancia più reazionaria del paese, quella piccolo/media borghesia che pur di non cedere un millimetro delle proprie rendite ha delegato il potere ai tipi più autoritari in circolazione, che garantivano mantenimento dello status quo e, in sovrappiù, legnate a negri e zinghiri. Cara, vecchia democrazia all’Italiana: la maggioranza ha il diritto di annientare la minoranza, sulla base del numero.

Se non ci fosse questo governo, dice qualcuno, sarebbe il caos. Se non ci fosse il Movimento Cinque Stelle, dicono altri, ci sarebbero dei movimenti apertamente fascisti (l’ho usata, scusate). Hanno ragione. La pancia molle, vigliacca e autoritaria del paese si è riparata dietro due grandi ombrelloni, che in un caso ci difende dall’idiozia finanziaria garantendo per lei, e nell’altro ci difende dall’idiozia autoritaria dicendo che è legittima.

Sto ascoltando ancora “Dissent” dei Cutthroats 9, grande album, duro e oscuro. Leggo L’uomo che guardava passare i treni di Simenon.