Ricominciamo, allora

Ricominciamo, allora. Cosa avete fatto questa mattina? Vi siete alzati, forse, e poi siete andati a prepararvi la colazione. Ci avete messo dentro più o meno calorie, e l’avete fatta complicata a seconda del tempo che avete, della voglia di cucinare qualcosa, delle vostre abitudini. Magari avete letto il giornale, o avete litigato con vostra moglie, o vi state riprendendo dall’incredibile sbronza di ieri e un bicchiere di succo d’arancia è l’unica cosa che ferma per un po’ quella barra di acciaio che vi picchia sulla testa. Vi dà il tempo di pensare a cosa avete combinato ieri. Vi siete divertiti, almeno.

E?

E poi siete passati in bagno per fare una cagata e poi una doccia, farvi la barba, passarvi una crema. Magari dividete quel bagno con qualcuno, magari no. Avete odorato gli asciugamani e avete sentito che puzzano, saranno due settimane che li usate ma non li avete cambiati, avete pensato che lo avreste fatto dopo perché ora avete altro da fare. Siete in camera. Dovete decidere come vestirvi. Forse dovete andare a fare la spesa, non serve qualcosa di elegante, ma forse è meglio che lasciate l’abbigliamento tecnico. Mettete gli scarponi, però, se state andando a fare una passeggiata in montagna. Scegliete, e lo fate in fretta. In fondo non vale la pena perderci troppo tempo. Avete delle cose da fare, c’è il vostro amico che è passato a prendervi e vi aspetta già in macchina, e vi siete appena accorti che ci sono più di dieci messaggi su Whatsapp che aspettano una vostra risposta. Prendete il giubbotto senza badarci troppo, e uscite.

E?

E forse a questo punto la vostra giornata ha già preso una direzione che non è tutta vostra. Incontrate altre persone, avete appuntamenti, rispondete ai messaggi. Entrate in un ufficio, o in un reparto ospedaliero, oppure un’officina. Andate su una spiaggia a guardare che onde ci sono. In un centro commerciale, perché avete gli scaffali di casa vuoti e questo è l’unico momento in cui potete andare a fare qualche spesa. Adesso il comando non lo avete più voi. Dovete negoziare, parlare, smussare, chiedere, vedere se vi è concesso, farvi strada, arrabbiarvi con chi non vi fa passare, con chi si oppone al piano, quale che sia, con cui vi siete alzati questa mattina. Prima della colazione. Ammesso che un piano ce l’aveste. Altrimenti siete solo uno strofinaccio appeso a un bastone e andate dove va il vento.

E?

E siete costretti a seguire quello che decidono altri. Non avete voce in capitolo, potete giocare solo di sponda, come si dice, reagendo a situazioni che voi non avete contribuito a creare. Non avete il comando. A guidare è il vostro amico, che magari vuole passare da un negozio prima di andare a sciare, oppure sono i messaggi sul telefonino, che vi chiedono cose a cui voi non sapete dire di no.

E?

E le fate. Perché vi piace pensare di essere in grado di decidere sulla vostra vita ma in realtà siete soldatini, e lo siete fin dal momento in cui aprite gli occhi. L’unica scelta che avete è se alzarvi o no dal letto. Dopo, dovete seguire le direttive di qualcuno che in quel momento non è lì. E il più delle volte si tratta di voi stessi, che in un altro momento e in un altro luogo avete preso delle decisioni che in quel preciso momento potrebbero darvi fastidio.

E?

E dovete farlo. Anche se questo vi fa sentire incatenati a voi stessi. Il che è un bel rompicapo: se si è incatenati a sé stessi, allora si è liberi, no? Si seguono le proprie decisioni. Ma la domanda è: le avete preso davvero voi quelle decisioni? Perché è probabile che invece la risposta sia no. Avete deciso qualcosa per compiacere altri, o perché pensavate che fosse bello, o perché avete un’idea di qualcosa ma non l’avete mai vissuta davvero.

E?

E siete nei guai. Perché quando sono gli altri a controllare potete ancora reagire, rendervene conto e staccarvi. Quando siete voi stessi a decidere in modo sbagliato per voi stessi, chi è allora che sta controllando?

E?

E fate tutto lo stesso.

E?

E la giornata finisce. Siete stanchi, sfiniti, vi mettete a guardare un programma in tv perché non avete le energie per fare altro.

E?

E sentite di avere buttato via un’altra giornata. Una vita piena di impegni, e niente che vi piaccia davvero.

E?

E lo rifarete, perché decidete così.

E?

E domani vi odierete per questa decisione.

E?

E ricominciamo, allora.

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