Nuova veste

Si, da oggi il sito, e i relativi portfolio, hanno una nuova veste, più fresca da guardare e da leggere. Presto, spero di aggiungere nuove gallerie di lavori fatti questa estate. E, ovviamente, notizie sui miei prossimi lavori, e qualche considerazione totalmente random sul mondo che mi circonda, fatta con il solito spirito.

A presto!

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Fotografare gli sconosciuti….

….e altre questioni, da sempre dibattute tra chi si occupa di fotografia. Su PixBoomba, i fotografi di National Geographic Bob Caputo e Cary Wolinsky pubblicano dei video, aehm, anomali sulla tecnica fotografica. In cui, con molto humor, affrontano i temi tipici di chi si accosta alla fotografia di reportage.

I video si trovano su http://pixboomba.com/.

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Imprevisti…

Si, lo so: non ho continuato con gli umbrellas diaries, le mie cronache sconclusionate dello Sciacca Film Fest. Ma c’è una ragione: sono stato chiamato e, in fretta e furia, sono partito per andare a fotografare una manifestazione a Pantelleria. Da qualche tempo al largo dell’isoletta nel centro del Canale di Sicilia si trova una piattaforma per prospezioni ed estrazioni petrolifere. La cosa fa preoccupare gli abitanti di Pantelleria per diverse ragioni, alcune delle quali sono facilmente intuibili: il disastro in Louisiana è stato meno di sei mesi fa in un bacino molto più grande e aperto del Mediterraneo; la piattaforma nel Canale di Sicilia è arrivata in gran silenzio, in punta di piedi, senza avvisare nessuno, come se volessero fare le cose di nascosto; e per di più, in questo periodo pare che le compagnie petrolifere si siano scatenate a chiedere permessi di ricerca ed estrazione in tutto il mediterraneo, soprattutto dalle parti della Sicilia (vedi il caso emblematico di Sciacca, dove una società con capitale sociale particolarmente nullo stava per accaparrarsi un permesso di ricerca in una zona sensibilissima, ad alta sismicità e con un patrimonio, naturale ed economico, da proteggere).

Ci sono diverse ragioni per non stare tranquilli, per fare sentire la propria voce. E io, che un pò sto seguendo questa storia dall’inizio, mi sono aggregato alla spedizione. In sovrappiù, mi sono fatto portare proprio dalle parti della piattaforma, per fotografarla.

Quello che mi ha fatto più impressione è la sua grandezza. Sembrava una enorme zanzarona, immobile nel mare un pò mosso. Fotografarla non è stato facile, perché, a parte la detestatissima luce di mezzogiorno (ma è mai possibile che tutte le cose interessanti, ultimamente, sembrano accadere quando la luce è orribile?), si ballava non poco a causa del maestrale. Ma alla fine sono tornato con delle buone immagini, la fotocamera un pò impregnata di salsedine, e la soddisfazione di non essermi fatto prendere dal mal di mare neanche una volta.

Ieri mattina, invece, ho fotografato un gruppo di giovani imprenditori siciliani, che stanno lanciando sul mercato una nuova tecnologia in grado di ottimizzare la resa delle coltivazioni. Mi hanno spiegato con entusiasmo come funziona la loro tecnologia, mi hanno portato con loro a zonzo per i campi, abbiamo chiaccherato su ciò che significa rimanere in Sicilia e investire sulla propria crescita qui. E, ovviamente, ho fotografato: un pò di reportage su ciò che fanno nei campi, e ritratti, individuali e di gruppo, con la loro invenzione. Mi piace fotografare chi cerca di fare impresa e di innovare in realtà del Sud: molto spesso, sono persone che si ostinano a credere che si possa vivere in modo normale, persino nel meridione.

Purtroppo, né di Pantelleria né degli scatti di ieri mattina posso pubblicare niente: siamo in attesa di pubblicazione. Ma posterò sicuramente qualcosa.

Che mestiere strano, pazzo e imprevedibile, il mio. In tre giorni, sono passato dal Cortile Orquidea dello Sciacca Film Fest, a una barchetta che mi ha portato in mezzo al Canale di Sicilia e sotto una piattaforma petrolifera, a una motovedetta della Capitaneria (da cui ho seguito la manifestazione a Pantelleria) alla tenuta di Donnafugata per fotografare i miei giovani imprenditori. Non si può dire che non mi faccia vedere il mondo. E, credo, la sua ricchezza è proprio questa: farmi vedere il mondo.

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Sciacca Film Festival – 22 agosto (the Umbrella diaries)

Sciacca Film Fest 2010

Quarta giornata di festival, terza da quando lo seguo io, che, si, ho saltato il primo giorno. Ieri è stata una giornata un pò stanca, ci trascinavamo tutti come degli zombies, e ben prima di mezzanotte, quando iniziano i film horror. Mi sono reso conto che con tutto questo andare a zonzo per le varie del festival, non sono ancora riuscito a guardarmi un film per intero. Solo uno spezzone bello grosso di “La voce Stratos”, ieri sera, che mi è sembrato abbastanza interessante.

Sciacca Film Fest 2010

Si trattava di una lunga escursione nella carriera di Stratos, studiandone al tempo stesso le qualità vocali, uniche al mondo, e il tempo in cui la sua carriera si sviluppò. Ora: al di là delle mie riserve sulla continua rimembranza degli anni sessanta e settanta, che comincia davvero a stancarmi (pare che la generazione che oggi ha sui sessant’anni sia l’unica a questo mondo ad avere avuto una gioventù….); al di là di queste mie riserve, dicevo, a cui magari dedicherò qualche post più articolato, mi ha fatto tanto piacere vedere il Cortile Orquidea bello pieno di gente. Perché, sia chiaro: il documentario era veramente figo. Incatenava alla sedia.

Sciacca Film Fest 2010

A seguire, c’è stata la buona performance musicale di Mario Formisano, bassista degli Almamegretta. Durante la quale ho cercato, senza riuscirci come volevo, di aumentare il livello di illuminazione che gli proveniva di fronte. La foto va bene, ma mi sa che dovevo avvicinare ancora di più il flash, su cui avevo montato un concentratore, e, soprattutto, avrei dovuto usare un gobo. Ok. Ci ritento stasera: si replica alle 21:30.

Sciacca Film Fest 2010

Per il resto, ho fotografato la presentazione di “Iblei” di Vincenzo Cascone, presentato da Giandomenico. Ho ancora qualche problema di esposizione quando uso il flash all’indietro, puntato verso la fotocamera, ma credo che come luce di separazione vada più che bene.

Questa sera, ritratto di Daniele Ciprì, che interviene nel Cortile Orquidea a seguito del lungometraggio “L’emigrazione siciliana nel cinema” di Sebastiano Gesù. Inizio alle 20:30.

La galleria con i backstage di giorno 22 è, come sempre, sul sito dello Sciacca Film Festival.

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Sciacca Film Fest – 21 agosto (the umbrella diaries)

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Ombrelli, sacrosanti ombrelli. Niente di meglio per fare un ritratto improvvisato in un angolo, e fare finta di saperci fare con la luce. Stavo pensando, in questi giorni di Sciacca Film Fest, di aggiungere un ulteriore tocco di inglesità al mio look. L’ombrello già c’è, potrei aggiungere una bombetta, da indossare durante le prime e le presentazioni. Darebbe un tocco di classe. Soprattutto, nell’insieme nerd – photographer con cui vado in giro per ora: braghe e scarpe da skate, maglietta di Ratman, stativo aperto e brandito come un monito ad accendere le luci.

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Per il ritratto della celebrità di ieri, però, non ho usato ombrelli, ma un concentratore. Massimo Ciavarro, piazzato davanti al banner del festival, con un tocco di luce sul viso. Colori più saturi, maggiore definizione. Con il buon Ciavarro ci siamo fatti un giro per Sciacca, siamo andati a bere qualcosa al Murphy’s, ed ho capito che è molto istruttivo camminare con le celebrità. La gente lo ferma, chiede fotografie e autografi, scambia due chiacchere. C’è la generazione che lo riconosce per fotoromanzi e Sapore di Sale, e quella che lo riconosce per L’Isola dei Famosi. Lui è sempre molto disponibile, non si tira mai indietro.

E’ strano vedere realizzato in modo così lampante quello che di solito leggo solo negli articoli e nei libri: il fatto, cioè, che il vero fattore unificante di questo paese è la televisione, e tutta la cultura che la riguarda. In poco più di un’ora, diverse generazioni e fasce sociali e culturali hanno trovato un motivo per salutare Massimo Ciavarro, personaggio che appartiene a pieno diritto alla cultura popolare. E a poco serve ricordare che c’è anche una parte di Italia che ha altri punti di riferimento, perché il punto è proprio quello: le due culture si snobbano, felicemente, a vicenda.

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Va bene. Riflessioni profonde a parte, ieri ho iniziato a tentare una fotografia particolare, che ho in mente da un pò. L’Arena Giardino durante una proiezione, con le luci del quartiere, lo schermo e la platea. Ancora non ci siamo, però. Ho poco dettaglio sulla platea, e lo schermo sovraesposto. Dovrò inventarmi qualcosa. Sparare flash galattici in platea, per esempio. O pregare gli amici dello staff di lasciare le luci accese in platea per trenta secondi. Potrei anche tarocc…. ehm….. “lavorare” le foto in photoshop, ma ultimamente è un pò contrario alla mia filosofia. Vedremo. Per intanto, buttiamoci nel quarto giorno di festival. Oggi, oltre alla replica del primo blocco dei corti in concorso, ci sarà l’omaggio a Demetrio Stratos, in occasione della proiezione di “La voce Stratos”, con una performance musicale e vocale di Mario Formisano, degli Almamegretta. Sempre alla Badia Grande, sempre a Sciacca, sempre allo Sciacca Film Fest.

(come sempre, gli scatti della giornata di ieri sono visibili sul sito dello Sciacca Film Fest)

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Sciacca Film Fest – 20 agosto (the umbrella diaries)

Sciacca Film Fest 2010

C’era parecchia gente. Non tantissima, per una cittadina della grandezza di Sciacca. Ma non si può per niente dire che lo Sciacca Film Fest venga ignorato. Il che è già un segnale positivo. In più, ho sentito i commenti di parecchie persone, contentissime delle selezioni e del fatto che a Sciacca ci siano iniziative di questo genere. Belle reazioni, insomma.

Di mio, posso mettere solo che gli spazi dello SFF sono l’incubo del fotografo (ma: quale posto nel vasto e buio mondo non è un incubo per un fotografo? Quand’è stata l’ultima volta che sono uscito di casa e la conferenza stampa era illuminata da comode lampe al quarzo, o da flash da studio con tanto di bank? Ah già! E’ stato nei dorati anni ’80, quando avevo cinque anni e Babbo Natale esisteva ancora). Non che la Badia Grande sia illuminata male: tutt’altro, è una splendida atmosfera, con lampade tenui che si spengono appena iniziano i film, e l’illuminazione pubblica del quartiere arabo di Sciacca che ogni tanto fa capolino da dietro le alte mura del complesso. Dopotutto, ehi, sto fotografando un Film Festival, è ovvio e giusto che si tenda al buio. Le luci che lavorano bene, in un cinema, non lavorano bene in una fotocamera. Legge di Murphy, declinazione fotografica: se qualcosa può avere illuminazione bassa, e al neon, l’avrà.

Sciacca Film Fest 2010

Insomma: mi sono attrezzato. Me ne vado a zonzo per il complesso con uno stativo, un ombrello e un concentratore (fabbricato con un pezzo di scatola di cereali per colazione e, uh!, striscie e striscie di gaffer tape), cerco di sparare qualche flash laterale, di creare un effetto diverso dal solito flash-in-macchina-modalità-KABOOM! Gli spettatori spesso strabuzzano gli occhi, e ogni tanto mi chiedono a che serve tutto quell’apparato. Fa effetto soprattutto l’ombrello (in effetti, aprire un ombrello davanti a un flash in pieno agosto non deve essere un buon segno di sanità mentale).

Sto prendendo le misure al posto. Per esempio, ho capito che sparare il flash in frontale funziona benissimo per simulare la luce dello schermo, ma che devo trovare un Gobo adeguato. E ho capito che i ragazzi dello staff si fanno fotografare, ma non troppo. E’ giusto. Troppi flash fanno male. Male come ripensare a bank, quarzi e Babbo Natale.

Altre foto dello Sciacca Film Fest sul sito ufficiale.

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Sciacca Film Fest

Come avevo accennato tempo fa, da oggi darò una mano per il terzo Sciacca Film Fest, che si svolgerà fino al 25 a Sciacca, nel bellissimo complesso della Badia Grande. Il mio compito sarà, ovviamente, quello di fotografo ufficiale del festival. Le prime gallerie saranno pubblicate sul sito del festival, ma spero di poter postare qualcosa di curioso anche qui, se ne avrò il tempo.

Sono curioso soprattutto di fotografare Daniele Ciprì, che sarà a Sciacca lunedì 23, e Giuliana Sgrena, il 25.

Il festival può essere seguito anche sulla pagina Facebook, e dispone di un proprio canale youtube (SciaccaFilmFest).

Ci vediamo a Sciacca!

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10 consigli su come fotografare per una mostra….

….ed essere sicuri di essere applauditi dalla propria mamma. E’ estate, e tra un pò, con il mese di agosto, arriveranno i turisti, il caldo che incoraggia il consumismo marittimo, e qualche festival fotografico.

Nei festival di agosto, di solito organizzati da volenterose, e onorevolissime, associazioni culturali, torme di foto – amatori manderanno le proprie foto tutte uguali con pretese artistiche inversamente proporzionali all’originalità. O, quantomeno, alla ricerca dell’originalità. Tramonti, campi di grano, contadini sudati, maschere del Carnevale di Venezia e gli immancabili dettagli scandiscono la cultura visiva di un paese, il nostro, che è pieno di solisti e di fotografi artisti quotatissimi nel mercato fotografico del tinello di casa.

Ma, si sa, la competizione nel mondo fotografico è spietata, e nel mondo amatoriale è addirittura feroce. Come fare dunque ad assicurarsi l’apparizione nell’ambita mostra della Proloco di Pizzighettone di Sotto? Basta seguire le 10 regole base per un perfetto scatto da mostra fotografica. Seguendole, il fotoamatore più furbo si assicurerà l’apparizione nella mostra, applausi e gloria imperitura.

Le regole:

  1. Un tramonto è arte. Chi fa una foto di tramonto, per postulato, è un artista, e non sta facendo la stessa foto di tramonto per la decimilionesima volta;
  2. Se le tue foto non sono buone, non eri abbastanza vicino. Dunque, riempi la tua selezione di dettagli, possibilmente in cui non si capisca bene che cosa si sta guardando, se non dopo venti secondi di osservazione linea a linea;
  3. Sistematicità e organicità sono la morte dell’impeto artistico. Meglio quindi presentare selezioni il più assortite possibile. Una ventina di foto a colori con altrettanti soggetti, un paio di bianco e neri effetto seppia, e cinquanta versioni diverse dello stesso scatto reinterpretato ad libitum in sedute mensili di Photoshop, andranno bene. Sono graditissime, e innalzano il valore dell’Opera, quelle versioni che hanno causato il divorzio del fotografo a causa del troppo tempo passato al computer, trascurando i propri doveri coniugali;
  4. Il bianco e nero, si sa, è più artistico e bello. Presentare delle foto in bianco e nero è di per se sinonimo di successo. Dunque, perché occuparsi di banalità come i soggetti, la composizione, la luce o (orrore!) la messa in sequenza? Abbondare di contrasto in Photoshop dopo aver messo in scala di grigi. Sono fortemente incoraggiati effetti misti, tipo foto in bianco e nero con mazzo di rose a colori;
  5. i soggetti esotici sono belli di per sé. Abbondare con ritratti di bambini neri, possibilmente con lo sguardo affamato e un pò dubbioso di fronte al teleobiettivo da 5000 euro. Infilare anche decine di foto mal composte di animali africani: in fondo, quello che ha suscitato l’invidia degli amici DEVE per forza funzionare anche in una mostra fotografica, no?
  6. La didascalia non serve mai, la mettono solo i pedanti. Se proprio bisogna metterla, sia più vaga possibile. Evitare ogni contestualizzazione e informazione che sia utile alla comprensione della foto; se viene fatta notare l’assenza di informazioni, uscire la boa di salvataggio, “la foto deve parlare di per sé”, dimostrando al tempo stesso sicumera e una cultura fotografica che si è fermata agli anni ’80. Dell’ottocento. Abbondare con titoli vaghi, come “Assenza” sotto la fotografia fuori fuoco di un gabbiano.
  7. Il vero fotografo mette i dati tecnici nella didascalia. Sotto l’immagine di una donna africana che chiede l’elemosina, scrivere “La cattiveria dell’Uomo. Canon 5D con obiettivo turbodiesel, 1/200 f/5,6, WB tungsten, treppiedi”.
  8. Meno si vedono le ombre, meglio è. Chiudere tutti i neri. Fa arte.
  9. Abbondare con il mosso.
  10. Scegliere soggetti il più convenzionali possibile, fatti apposta per piacere alle persone. Evitare la ricerca fotografica, preferirle quella a parole. Infarcire dei termini “personale”, “intimo” e “concreto” il testo di presentazione. L’ideale sarebbe presentarsi come il classico Artista che tira fuori tutta la sua sensibilità nel mostrarci la stessa foto che abbiamo visto già centinaia di volte in altre occasioni.

C’è anche la regola 10bis. Se fai la stessa foto degli altri, sei un amatore. Se ripeti te stesso per venti anni, sei un professionista.

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Passeggia a braccetto con la poesia…..

…. con la minuscola. Nel senso che quelli che scrivono Poesia con la maiuscola, che la vogliono nei salotti, che la staccano dalla gente comune e che la seppelliscono di tonnellate di atteggiamenti e parole e comportamenti da gruppo iniziato, beh, avrebbero proprio scassato. A me la poesia piace così, per strada, tenuta in tasca in fogli sgualciti e pronta alla bisogna, a una bevuta, a un angolo di città o semplicemente a uno sconosciuto, utilizzata e passata di mano, lasciata lì e ripresa da qualcuno.

Mi piace la poesia di Howpedestrian. Un’idea di Katherine Leyton, poeta di Toronto, gestita interamente da lei (con, ogni tanto, delle incursioni di qualche amico), che ogni giorno scende in strada, ferma uno sconosciuto e gli fa leggere una poesia. I risultati sono dei piccoli capolavori, come i corporate haiku che vengono pubblicati in questi giorni, poesia veloce per businessmen sempre di corsa. C’è un poeta per ciascuno di noi, come dice il manifesto.

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Lavori estivi

Mentre l’FTP invia i file all’agenzia, ho un attimo di tempo per scrivere. Sono giù in Sicilia, per ora, a prendermi il caldo e alcune delle più belle giornate dell’anno. Sessione estiva di lavori, con diverse cose a cui pensare. Un lavoro sulle coste del bordo sud, che mi prenderà un pò, dato che il tema è lungo è complesso. Per realizzarlo, mi sto avvalendo dell’autorevolissimo contributo del comitato Stoppa la piattaforma. Ho deciso di dare una mano, con i miei modestissimi mezzi, per questa importante iniziativa, che mira a contrastare quella che si sta rivelando una delle più spregevoli iniziative di speculazione che si siano visti negli ultimi anni in Italia. Tutto sulla nostra pelle, ovviamente.

Poi, c’è in programma un viaggio on the road verso l’austria, a zonzo per fotografare e vedere un pò di belle cose. Il mese d’agosto sarò impegnato in attività meno direttamente “fotografiche”, anche se mi sa che avrò sempre la macchina fotografica in mano. Tempo permettendo, dovrei riuscire a impegnarmi di più nell’organizzazione dello Sciacca Film Fest, con i ragazzi di Café Orquidea. Fateci un salto: nella ridente cittadina di Sciacca (che, nonostante quello che dicano certi operatori turistici della zona, si è lasciata da tempo alle spalle la definizione “villaggio di pescatori”), tra bagni su spiagge che guardano direttamente l’Africa e cucina semplice, ma buonissima, ha luogo ormai da tre anni uno dei più interessanti appuntamenti cinematografici dell’estate.

E poi: un corso di immersioni subacquee, con l’idea di cominciare a fotografare anche sott’acqua. E la preparazione del reportage che in autunno dovrebbe portarmi in medio oriente e marocco. C’è molta carne sul fuoco, in altre parole. Magari, potrei non bloggare frequentemente. Ma prometto che aggiornerò i due lettori che ancora passano da qui.

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