Silenzio

Scusate il silenzio, negli ultimi mesi. Un sacco di cose stanno succedendo, da queste parti, e non ho avuto molto tempo, né voglia, di (de)scrivere.

In sintesi: sto riorganizzando le mie foto. Ripensando il mio modo di fotografare. Cose per cui ci vuole tempo.

Nel frattempo, date un’occhiata, e venite a salutarmi: http://antoniogiordano.tumblr.com/

A summer walk

Da qualche minuto, ho messo in linea, sulla mia pagina Vimeo, un breve video che ho realizzato questa estate in Sardegna. Si tratta di un diario di viaggio, un riassunto di quello che ho visto andando in giro per quella splendida isola che riserva sorprese dietro ogni angolo.

Tra l’altro, ho anche sperimentato un pò. Nel senso che sto esplorando le possibilità che mi offre il video come mezzo d’espressione, e lo sto facendo con pochi manuali, solo con una videocamera in mano. Questa volta volevo vedere come si potesse raccontare un posto seguendo una logica puramente visiva. Niente cronologia, niente soggetto e niente storia da raccontare, niente logica lineare né circolare: solo un diario di immagini che legano tra di loro, in ordine sparso non casuale, aiutate da suoni in presa diretta.

Ho intenzione di scrivere altro circa il mio rapporto con il video e con le possibilità che dà a un narratore per immagini. Credo che sia una modalità narrativa complementare alla fotografia: il video fa nascere un flusso di immagini che invece la fotografia arresta. Ma ci sarà tempo per parlarne.

Come sempre, consigli, critiche e suggerimenti sono bene accetti.

 

 

Di nuovo a casa….

Si, si, i blog andrebbero aggiornati più spesso. Si, lo so, non si lascia così, senza notizie, un’audience spaurita, che non aspetta altro che vaneggiamenti assortiti su fotografia, scienza e via dicendo. Ancora peggio, non si lascia così, senza cure, un esercito di spammers bisognoso di attenzione (mi sto chiedendo chi diavolo sia sto Calvin a cui si rivolgono gran parte degli spammatori dei commenti che – sfortunati – i due lettori di questo blog non avranno mai la fortuna di leggere, perché ho cura di tenerli tutti per me).

Insomma: è passato più di un mese dall’ultimo post. Un mese e rotti in cui, a dire il vero, sono successe diverse cose, di cui faccio un elenco in ordine sparso:

  • sono stato con l’INFN a seguire un esperimento. Il che ha significato imbarcarmi su una nave posacavi e partire da Catania per arrivare a 45 miglia a sud di Capo Passero, stare per una giornata a ballare con il vento forza 8 e il mare agitato, e tornare indietro senza che l’esperimento si sia potuto svolgere. Dunque, niente servizio di senso compiuto, un sacco di foto sparse. Ma mi sono divertito un sacco, ed ho visto cose che difficilmente si possono vedere altrove.
  • E’ stato molto divertente fotografare l’orchestra Ruggero II, poco prima di Natale, per un concerto di beneficienza dato a Sciacca. E conoscere il Maestro Antonio Bono, una persona davvero squisita, con una enorme cultura musicale e le idee giuste per mettere in comunicazione la musica con il mondo che ci circonda. Spero davvero di tornare a parlarne;
  • Buon anno! Che per me è iniziato con la polizia scientifica in casa. A qualche furbo di un vicino, infatti, è venuta la bella idea di sparare colpi di pistola per festeggiare, e uno mi ha sfondato la finestra. La mattina dopo, caccia al proiettile (un 9mm rivestito…. ho qualche sospetto sulla pistola che potrebbe averlo sparato. E non sono un esperto), che ho trovato in una scatola Swarowski della coinquilina, indagini, e chiacchere. Normalmente, avrei passato la mattina del giorno 1 gennaio a languire sul divano in attesa del concerto di Vienna. Così, è stato anche più divertente. Divertente, nel senso di non ero in casa quando mi avresti potuto ammazzare: mezz’ora prima di uscire mi ci ero affacciato a fare lo scemo con le fontanelle di scintille, da quel balcone;
  • A proposito del concerto di capodanno: il pomeriggio, avevo prenotato i biglietti per il concerto del Politeama di Palermo, che mi sono goduto anche più del normale. La musica classica il primo dell’anno è quasi un obbligo, è buon auspicio, è ispirazione. E iniziare battendo la Marcia Radetzky, è una cosa troppo bella per relegarla a un divano di fronte a uno schermo televisivo;
  • Risoluzioni dei primi dell’anno? Non mi piacciono più. Anche se in versione minore, ho fatto una piccola annual review;

Il resto, appartiene alla piccola routine: ripresa di contatti con le email, chili da smaltire, rimessa a nuovo della bici (al sesto giorno di allenamento ho fatto 20 km in un’ora. Non so se siano tanti o pochi, e non mi interessa), ricerca di contatti per un lavoro da fare a Catania. E, si, qualche idea sul blog. Che finora ho vissuto più come una specie di palestra, ma su cui adesso vorrei iniettare contenuti più specifici. Come sempre, restate sintonizzati. E fate buon 2011, anno della solidità e della profondità.

Assortimento

Volevo scrivere un post sul passare il tempo e rilassare la mente dopo una giornata di lavoro, ma dopo qualche riga mi è sembrato vuoto. Così, visto che c’è poco da aggiungere (ci saranno novità dalla prossima settimana, rimanete sintonizzati), vi segnalo un paio di cose:

– Sono andato a vedere Bollani al Politeama. Il pianista è in tour per dei concerti di Gershwin, ma ovviamente a fine serata aggiunge anche il tocco jazz. Semplicemente incredibile; Bollani è riuscito a farmi sentire ciò di cui parlava Barenboim, a proposito dello sviluppo narrativo della musica e della dialettica tra singole voce all’interno di un pezzo.

– sto leggendo Cherudek di Valerio Evangelisti, uno dei migliori scrittori italiani attualmente in circolazione, anche se uno dei più snobbati dalla critica seria (credo a causa del suo concentrarsi su generi popolari). Romanzo allucinato e, come sempre in Evangelisti, pieno di immagini potentissime, che rimangono impresse (ancora oggi ricordo le impressioni che mi suscitò Mater Terribilis, altro romanzone del ciclo di Eymerich). Lo consiglio vivamente.

E buona settimana a tutti!

Antimateria

Anche i più grossi quotidiani italiani, che di solito di queste cose se ne infischiano beatamente, hanno pubblicato stamattina la notizia dell’intrappolamento dell’antimateria, avvenuto al CERN e di cui ha parlato Nature. Vorrei andarci al più presto al CERN. Dopo il poker italiano di scienziati alla guida degli esperimenti di LHC, quel centro di ricerca diventa abbastanza importante, agli occhi italiani (o, almeno, dovrebbe esserlo).

Elenchi e liste

Tempo fa avevo scritto, qui, qualcosa a proposito della “caccia” a soggetti da fotografare. Avevo descritto, brevemente, il processo con cui il fotografo americano Alec Soth trova i suoi soggetti: scrive una lista di cose di cui è interessato, e l’avere una lista lo spinge ad uscire, a cercare cose da fotografare nel vasto, buio mondo.

L’avere una lista, il redigerne una, è un modo di fare ordine nel mondo, per capire bene il nostro rapporto con esso. Non è stata una sorpresa, quindi, guardare la puntata di ieri di Vieni via con Me, tutta incentrata sugli elenchi. Elenchi che esprimevano motivazioni, che dipingevano situazioni, che cercavano di mettere ordine in un mondo, quello odierno, che è sempre più vasto e confuso (e, proprio per questo, difficile da fotografare come si deve, aggiungo io). C’è tutta una sezione elenchi sul sito di Vieni via con me, in cui le persone possono proporre il proprio elenco, e si va dall’esistenziale (motivi per restare in Italia, o per andare via) al più pratico (gente che incontri in autostrada).

Degli elenchi che ho ascoltato ieri in trasmissione, però, mi ha fatto impressionato molto questo: bisogna essere veramente pieni di frustrazioni, per dire cose del genere ad uno sconosciuto, al telefono.

Aggiungerò i miei due cent, allora. Ecco l’elenco dei libri che, in questo momento, ho sul comodino, o sparsi per casa per leggerli o rileggerli:

  • “Verso Mauritius” di Patrick O’Brian
  • “Verso un’ecologia della mente” di Gregory Bateson
  • “Godel, Escher, Bach” Douglas Hopfstadter
  • “Piemonte” Josef Koudelka
  • Una monografia su David Bailey
  • “Educare lo sguardo” Roswell Angier
  • “Impero” Niall Fergusonn
  • “Io, l’Immortale” Roger Zelazny
  • “La voce delle immagini” Chiara Frugoni.

Internet Creativa

Mi piace vivere questi tempi. Nonostante siano duri e difficili e il futuro sia abbastanza incerto (ma quando, esattamente, il futuro è stato certo e tranquillo?), stiamo vivendo un’epoca di cambiamenti radicali e di progresso. Un’epoca che è interessante vivere e respirare (e di cui mi piacerebbe essere l’umile testimone).

Per esempio, è di ieri la notizia secondo cui Google avrebbe inventato l’automobile automatica, che si muove da sola nel traffico, capisce quando evitare un incidente, e, immagino, suggerisce la strada migliore in base alle condizioni di traffico. Cose che si erano solo lette nei libri di fantascienza, e viste in qualche film, ora potrebbero diventare realtà nel giro di pochi anni.

Questa mattina ho ricevuto un link. E’ una presentazione di Google intitolata The Creative Internet, in cui vengono mostrati tutti i cambiamenti più interessanti nella cultura odierna (o, quantomeno, i tentativi più interessanti di cambiamento). Cambiamenti guidati da internet, o che nella rete trovano il loro sbocco. Prendetevi del tempo per fare caricare le slides (sono cariche di video e foto) ed esploratele con calma. C’è molta roba, e molto interessante a volte. Per esempio, i video di Pes, tutta la sezione sul Data Journalism, i video che uniscono Stop Motion e Light Painting, il sito BBC che rapporta le grandezze dei fatti del mondo ad altre zone geografiche (per esempio: che sarebbe successo se il disastro del golfo fosse avvenuto in mediterraneo?), il racconto – Mongoliad – che Neal Stephenson sta scrivendo con una comunità on line…..

Il mio preferito? Lo User-Generated Star Wars, Star Wars Uncut. Mi ha messo voglia di fabbricarmi una stanza – Millenium Falcon.

Lettera aperta/ritratti

(inizio una serie di lettere aperte a personaggi assortiti del mondo della fotografia. Senza una cadenza precisa, ma ogni tanto, quando il tempo e gli argomenti lo consentiranno, ne pubblicherò qualcuna. Comincio, oggi, con un post – citazione, che i lettori più attenti di questo blog non avranno problemi a riconoscere)

Caro soggetto a cui devo fare un ritratto,

buongiorno, sono Antonio, e sono stato incaricato di fotografarti. Come dici? Ah, non dovrei darti del tu, giusto, scusa. Ho iniziato solo perché anche Tu mi davi del tu, ma credo che avere la macchina fotografica al collo mi faccia diventare più piccoletto. Dicevo, mi hanno incaricato di farti un ritratto. Si, proprio a te, sai, sei una persona importante, sicuramente devi aver fatto qualcosa per cui altra gente vuole vedere la tua faccia, e i ritratti pittorici, mi spiace, li usano solo quelli molto ricchi, o quelli non tanto a posto con la testa, o più spesso una combinazione dei due.

Si, ovviamente, lo so che tu non vieni mai bene in foto, e che lo fai solo perché ci sei costretto, e che preferiresti non farlo. E per di più, hai lo strano sospetto che io sia qui a lucrare, ah! che indecenza! Lucrare sulla Tua Immagine…. Tranquillo, i tuoi pensieri su come appari male in fotografia sono corretti, e tutti ci sentiamo a disagio come una quindicenne, davanti all’obiettivo. Solo che tu, ovviamente, hai anche una tua teoria sulla civiltà dell’immagine in cui il controllo del proprio apparire è potere….Guardami come sono bravo mentre sorrido ammirato, e ti faccio credere che tu abbia detto qualcosa di originale. In fondo, io sono pagato anche per sentire te che mi dici le tue banalità, che accomuna il tuo ego fragile ai tanti altri che ho fotografato. E credimi: dite tutti la stessa cosa, con poche varianti. Adesso siediti, e comincia ad ignorarmi mentre ti dico come è meglio metterti, assumendo una posa che risale alle foto che ti faceva il tuo papà, con lo sguardo non puntato in macchina, e la fronte corrucciata che cerca di simulare pensosità, e una sorta di dannazione intellettuale. Sei un personaggio pubblico, uno che la gente ha interesse a conoscere, ma non hai mai pensato di poter finire di fronte ad un obiettivo. Il tuo nome stampato sui giornali ti fa piacere, ma la tua faccia ti disturba. Anzi no: nemmeno quella. Ti disturba che quella faccia, per arrivare sul giornale, debba essere fotografata da uno come me. Uno che preme i pulsanti, e solo per questa ragione pretende di avere la tua attenzione. Scusa, soggetto. Quando avrò tempo ti impegnerò in una discussione sulla semiotica, ma adesso non ho tempo. Devo lucrare sulla Tua Immagine, e dimenticarmi, per il momento, che tu mi sei debitore almeno quanto io lo sono con te, visto che la mia attenzione potrebbe rivolgersi da tutt’altra parte.

No, stai tranquillo, non durerà molto a lungo. In fondo, tu non hai tempo da perdere, no? Hai un sacco di cose da fare, di libri da studiare, di roba a cui pensare, e non puoi fermarti a perdere dieci minuti del tuo tempo preziosissimo a farti fotografare, in modo che la gente sappia chi sei tu. Io no, per me è diverso, stai tranquillo, caro soggetto: ho passato quasi trent’anni della mia vita a studiare, leggere, formarmi, specializzarmi, a fare foto, master, lauree etc. etc. al solo scopo di venire qui, e vedere la tua faccia annoiata mentre ti faccio delle foto. Stai tranquillo, io ho tanto tempo da perdere. Piuttosto, vediamo di fare in fretta, perché già qualcuno, qualcuno con qualcosa infinitamente importante da dirti, ti chiama. Poi ti pubblicheremo, e mi chiamerai per dirmi che la foto che ho mandato non ti piace, e pazienza se mi hai dato appena tre minuti dei dieci concordati e al terzo scatto già eri impaziente e ti mettevi come ti pareva: per ritrarre te non c’è bisogno di più scatti. Il Vero Fotografo è colui che sa cogliere il carattere, l’identità, la psicologia di un uomo o di una donna, e che sa farlo in appena tre scatti.

Non c’è bisogno nemmeno che usiamo tutta questa attrezzatura. Lo so che intimidisce, che la vista di un flash su uno stativo ha mandato in psicoterapia fior di intellettuali. D’altronde, se Dio ci ha dato la luce del sole, che motivo abbiamo noi di sostituirci a Lui, con queste macchinette che emanano luce? Scusami se ho pensato di poter fare del mio meglio per il Tuo ritratto, ma non avevo pensato che Tu sai già come illuminarti.

Che dire, caro Soggetto? Il tempo a nostra disposizione è già finito. Mi sarebbe piaciuto conoscerti meglio, ma lo so bene: il tempo a disposizione, gli impegni. Ci sentiamo presto. Si, certo, posso mandarti qualche scatto di questa sessione, così potrai chiedermi via mail come mai non sei venuto esattamente come volevi, e come ti sarebbe servito per quella foto che devi dare al tuo webmaster, e che avevi pensato di procurarti aggratis dal sottoscritto dopo avergli fatto perdere del tempo. Guarda, possiamo anche fare così: puoi pubblicare la foto, mettendo il mio nome, come ti sei premurato di precisare, come se mi stessi facendo un regalo. E in più, potrei mandarti le mie ultime bollette del telefono: non credo che la Vodafone si accontenterà di “c’è il mio nome sul sito di Pinco Pallo” come pagamento.

Caro Soggetto da ritrarre, lo so che sono un incontentabile, e che se fosse per me ti terrei per 23 ore a cambiare posizione e luce in modo da avere quel riflesso negli occhi. Ma ti prego: stai un attimo fermo mentre cerco di fare il mio lavoro. Poi scomparirò, amici come prima, e leggerò anche il tuo libro, guarderò i tuoi film, mi appassionerò alle tue partite.

Impegno per impegno

I primi giorni di settembre sono dedicati (o, almeno, io li dedico) da sempre al passaggio da una fase dell’anno all’altra. Non si è più nel cuore dell’estate, con i suoi ritmi lenti, le immersioni e le paste coi ricci. E non si è ancora nella macchinetta tritacarne dell’inverno, con il suo freddo, il suo lavoro continuo. Così, uso questi giorni per ricaricarmi e prepararmi, riprendere contatto con il lavoro e tutte le cose da fare, rimettermi a leggere, a sintonizzarmi con il mondo.

(mi piace tanto, da che io ricordi, seguire il festival di Venezia in questo periodo. E non per il festival in sé, ma perché trovo che sia un bel modo di tornare a impegnare la testa, che durante l’estate è stata impegnata a pensare ad altre cose, o a non pensare e basta)

Questa estate è stata strana: mai più di due giorni fermo, sempre in giro, per la Sicilia, per i mari che la circondano, o per la mitteleuropa (a giorni pubblicherò le foto del mio viaggio automobilistico Palermo – Vienna. Medio formato in bianco e nero, maledetta la mia anima fighetta). Un sacco di caldo, e qualche foto. Anzi, parecchie foto. Tutte cose che mi hanno fatto trascurare un pò gli aspetti, chiamiamoli così, da ufficio del mio lavoro: spedire le mail, tenere gli edit aggiornati, contattare la gente, fare le telefonate, sollecitare la gente che non ti paga…. Il lato che, agli occhi di chi mi circonda, è più rassicurante: per qualche strano motivo, la gente non ti fa domande quando dici che il tuo lavoro consiste nello stare seduto a una scrivania davanti a un computer, e nell’avere una pausa pranzo.

Così, in questi giorni di settembre, che di solito la gente usa per avere delle impressioni (o, almeno, dai tempi dell’omonima canzone, è obbligatorio avere delle Impressioni di Settembre, e di condividerle. “Caro, ho come l’impressione che ‘sto pesce non sia proprio fresco”. “cara, la tua è proprio un’impressione di settembre”. E parte il giro progressive di organo Hammond), io li sto usando per rimettermi al passo. Aggiornarmi, scrivere mail e progetti, chiamare la gente per farli leggere. In teoria dovrei essere contento: lavoro otto ore al giorno, e quando mi chiama qualcuno non rispondo più “si, sono libero: faccio il fotografo”, ma “no, sono in ufficio al lavoro, vediamoci in pausa pranzo”. Che poi, l’ufficio non è altro che una stanza di casa. Eppure, mi sembra di sprecare del tempo. Si può sprecare del tempo lavorando?

A quanto pare, si. Nel senso che ci si tiene impegnati con mille cose, ma il lavoro, quello vero, quello creativo, non va avanti. Ne parlano, a zonzo per il web, un pò di blog dedicati alla creatività, e all’economia ad essa connessa. I miei preferiti: Permission to Suck (il cui Manifesto è proprio una bella lettura e fonte di ispirazione) e Lateral Action, soprattutto nel post intitolato Foolish Productivity). Tutti ruotano intorno all’idea che spesso questo tenersi occupati sia una trappola mentale. Molto spesso, l’individuo creativo deve lottare con tutta una serie di pensieri, che mi piace immaginare come tante versioni in miniatura della Bestia BugBlatta di Traal. Una bestia enorme, spaventosa e letale, ma del tutto stupida. Per eluderla, la Guida Galattica per Autostoppisti consiglia di bendarsi: la Bestia BugBlatta pensa che, se la vittima non può vederla, neanche lei può vedere la vittima, e la lascia in pace. Ecco, i pensieri bloccanti sono di questa portata: spaventosi, sembrano ineludibili e davvero insormontabili, finché non si scopre che hanno la stessa consistenza di un’asciugamano sulla testa. Uno di questi pensieri è “non ce la farò mai, è matematico” (segue alzata di spalle). Un altro è “gli altri sono in grado, io no, io non posso fare queste cose speciali” (ancora un’alzata di spalle). Un altro ancora è “il mio lavoro non mi porterà da nessuna parte” (alzata di spalle con salto carpiato). E, per finire questa carrellata (assolutamente non esaustiva: i cattivi pensieri, come parlamentari e tasse, cambiano di numero solo per crescere, mai per diminuire), “se lavoro con i ritmi che la società giudica rispettabili, nessuno mi guarderà male quando dirò che il mio lavoro è disegnare nuovi modelli di panchine per elefanti marziani” (alzata di spalle. A questo punto si è capito, suffragati dagli autorevoli studi del prof. Anacleto J. Amigdala, che questi pensieri provocano un riflesso al Gran Simpaticone del cervello, che per sottolineare la Veridicità Semantica Assoluta del concetto appena espresso, manda un impulso alle spalle. E’ un riflesso condizionato quindi! Come il canuzzo di Pavlov….).

In altre parole, cerchiamo di lavorare con quei ritmi perché la società ci ha detto che se non si tiene un orario 9-17 in una qualche attività, non si è produttivi. Ma bisogna proprio stabilire quand’è che un giornalista, un fotografo, un grafico, un designer, siano produttivi. Spedire mail, scrivere progetti, sono senz’altro strumenti essenziali di una professione. Ma si può dire che aumentino la produttività? Io dico di no. Le idee, e la loro realizzazione, avvengono in tutt’altro contesto, e questo contesto non è quello definito da Thunderbird e dal suo simpatico suono di “Inbox piena. Hai 127 messaggi da leggere. Se non li termini entro un’ora, il tuo computer regredirà a un Commodore 64”. Certo, senza tutto il lavoro di sostegno, le idee non si realizzano. Ma se tutto il tempo viene preso da quello, che cosa rimane?

Quindi: va bene il passare il tempo in ufficio a sbrigare faccende: nessun professionista che voglia definirsi tale non lo fa. Ma spesso questo lavoro tende a prendersi tutto il resto. Il che è male. Bisognerebbe trovare il tempo, l’equilibrio mentale e l’organizzazione per confinare tutto questo a un tempo definito, e passare il resto delle giornate, o della settimana, a cercare idee e a realizzarle.

La morale? Invece di continuare a scrivere mail, o di fare una noiosa selezione, ho passato il tempo scrivendo un post. E, dopo averlo scritto, mi sono reso conto di avere un’ottima scusa per mettermi a leggere Anathem senza sentirmi in colpa. Salute, dudes.

Fotografare gli sconosciuti….

….e altre questioni, da sempre dibattute tra chi si occupa di fotografia. Su PixBoomba, i fotografi di National Geographic Bob Caputo e Cary Wolinsky pubblicano dei video, aehm, anomali sulla tecnica fotografica. In cui, con molto humor, affrontano i temi tipici di chi si accosta alla fotografia di reportage.

I video si trovano su http://pixboomba.com/.