Quando le cose cambiano davvero (La valle del Giordano episodio 3)

In medio oriente tutto è sempre in cambiamento, e tutto sembra non cambiare mai davvero. La vicenda di Saad Hariri è un caso da manuale di politica mediorientale: iniziata in modo anomalo quattro sabati fa, è arrivata a conclusione in modo altrettanto strano, con una specie di nulla di fatto. Ma bisogna fare attenzione alle sfumature, e si può capire che in realtà da questo “nulla” ne sta uscendo fuori una zona completamente cambiata, con equilibri che verranno messi alla prova nei mesi e negli anni a venire.

Il ritorno a casa di Hariri

Dopo tre settimane passate in Arabia Saudita, dunque, Hariri è tornato a Beirut, dopo essere passato da Parigi, il Cairo e Cipro. In tutte le tappe del suo viaggio il primo ministro libanese ha parlato con i presidenti francese, egiziano e cipriota delle sue dimissioni date in modo anomalo tre settimane fa, quando da Riyad aveva denunciato il suo timore di essere assassinato e aveva accusato l’Iran di fomentare la tensione nella regione.

Il giorno del ritorno di Hariri, il 22 novembre, era carico di significato, perché è la festa dell’indipendenza libanese. Il primo ministro, appena atterrato a Beirut, è andato a rassegnare le dimissioni al presidente Michel Aoun, che durante tutta la crisi ha tenuto un comportamento rigidamente istituzionale e non ha mai accettato le dimissioni teletrasmesse di Hariri, pretendendo che gli fossero presentate di persona.

Dunque Hariri è andato a colloquio con Aoun e ne è uscito dicendo che ritirava le dimissioni. La versione ufficiale è che Aoun ha chiesto ad Hariri di rimanere per non paralizzare ulteriormente le istituzioni libanesi. L’assenza di un primo ministro, soprattutto in vista delle elezioni generali di maggio 2018, metterebbe in crisi il processo decisionale in un momento in cui l’economia del Libano fatica a riprendersi. Ma la versione della responsabilità istituzionale regge fino a un certo punto: Hariri sapeva bene di doversi assumere quella responsabilità anche prima di rassegnare le dimissioni da Riyad. Perché allora tre settimane fa ha ritenuto di dover lasciare la sua carica? Cosa è successo?

Su questo si possono fare delle ipotesi, e in queste prime settimane di vita della newsletter ne abbiamo parlato.

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