Passeggia a braccetto con la poesia…..

…. con la minuscola. Nel senso che quelli che scrivono Poesia con la maiuscola, che la vogliono nei salotti, che la staccano dalla gente comune e che la seppelliscono di tonnellate di atteggiamenti e parole e comportamenti da gruppo iniziato, beh, avrebbero proprio scassato. A me la poesia piace così, per strada, tenuta in tasca in fogli sgualciti e pronta alla bisogna, a una bevuta, a un angolo di città o semplicemente a uno sconosciuto, utilizzata e passata di mano, lasciata lì e ripresa da qualcuno.

Mi piace la poesia di Howpedestrian. Un’idea di Katherine Leyton, poeta di Toronto, gestita interamente da lei (con, ogni tanto, delle incursioni di qualche amico), che ogni giorno scende in strada, ferma uno sconosciuto e gli fa leggere una poesia. I risultati sono dei piccoli capolavori, come i corporate haiku che vengono pubblicati in questi giorni, poesia veloce per businessmen sempre di corsa. C’è un poeta per ciascuno di noi, come dice il manifesto.

Saturday poem

Le chiacchere da bar mi hanno sempre appassionato. Stare seduti con amici, ad affrontare discorsi profondi o leggerissimi con lo stesso tono, una birra dietro l’altra. Sono un grande appassionato del settore. E in una di queste chiaccherate, negli ultimi giorni, era venuto fuori l’argomento: è meglio il cinismo, è meglio essere realisti, o è meglio essere sognatori? Chi vive meglio: chi si accontenta di quello che passa il mondo e sa goderselo, o chi si ostina a guardare avanti, a vedere un mondo migliore, da qualche parte nel futuro?

La risposta richiede vite intere di riflessioni, e mettersi ad affrontarla qui significherebbe perdere quei pochi lettori che ancora si ostinano a passare di qui… Ma tutta quella discussione mi ha fatto venire in mente una poesia di Whitman. Riassume bene il periodo, secondo me. Buon fine settimana a tutti!

Oh me, oh vita! – Walt Whitman

Oh me! Oh vita! Di queste domande che ricorrono,
degli infiniti cortei senza fede, di città piene di sciocchi,
di me stesso che sempre mi rimprovero (perché chi più sciocco
di me, e chi più senza fede?)
di occhi che invano bramano la luce, di meschini scopi,
della battaglia sempre rinnovata,
dei poveri risultati di tutto, della folla che vedo sordida
camminare a fatica attorno a me,
dei vuoti ed inutili anni degli altri, io con gli altri legato in tanti nodi,
a domanda, ahimè, la domanda così triste che ricorre: che cosa
c’è di buono in tutto questo, ahimè, ah vita?

Risposta:
che tu sei qui, che esiste la vita e l’individuo,
che il potente spettacolo continua, e tu puoi contribuirvi
con un tuo verso.

Saturday Poem

Pablo Neruda – Lentamente muore

Lentamente muore chi diventa schiavo dell’abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marca o colore dei vestiti,
chi non rischia,
chi non parla a chi non conosce.

Lentamente muore chi evita una passione,
chi vuole solo nero su bianco e i puntini sulle i
piuttosto che un insieme di emozioni;
emozioni che fanno brillare gli occhi,
quelle che fanno di uno sbaglio un sorriso,
quelle che fanno battere il cuore
davanti agli errori ed ai sentimenti!

Lentamente muore chi non capovolge il tavolo,
chi è infelice sul lavoro,
chi non rischia la certezza per l’incertezza,
chi rinuncia ad inseguire un sogno,
chi non si permette almeno una volta di fuggire ai consigli sensati.

Lentamente muore chi non viaggia,
chi non legge,
chi non ascolta musica,
chi non trova grazia e pace in sè stesso.

Lentamente muore chi distrugge l’amor proprio,
chi non si lascia aiutare,
chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna.

Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,
chi non fa domande sugli argomenti che non conosce,
chi non risponde quando gli si chiede qualcosa che conosce.

Evitiamo la morte a piccole dosi,
ricordando sempre che essere vivo richiede uno sforzo di
gran lunga
maggiore
del semplice fatto di respirare!

Soltanto l’ardente pazienza porterà al raggiungimento di
una splendida
felicità.