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Saturday poem(s): Howpedestrians in Palermo

Ho già parlato di Howpedestrian (qui), e del perché secondo me sia un’idea geniale, e di cui si ha bisogno. E’ con vero piacere, quindi, che segnalo che Howpedestrian è in trasferta a Palermo, a portare a zonzo per le strade un pò di bella poesia.

La mia preferita è di Primo Levi, che riporto in italiano (a volte, servono gli occhi di uno straniero per farti scoprire belle poesie della tua lingua. Bello, vero?). Ma vi invito a fare un giro sul sito, ci sono tante chicche da scoprire.

Primo Levi – Ad Ora incerta

Sognavamo nelle notti feroci
sogni densi e violenti
sognati con anima e corpo:
tornare, mangiare; raccontare.
Finchè suonava breve e sommesso
il comando dell’alba:
“Wstawa”;
e si spezzava in petto il cuore.
Ora abbiamo ritrovato la casa,
il nostro ventre è sazio,
abbiamo finito di raccontare.
E’ tempo. Presto udremo ancora
il comando straniero:
“Wstawa”
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Saturday Poem: Vinicio Capossela

Non deve essere silenziosa, né scritta sui libri, per essere poesia. Per chi comunque volesse sentire la canzone, si trova qui. Buon fine settimana!

Vinicio Capossela

In Clandestinità

Torna a casa tardi
per cena non hai orari
niente prendi e niente dai
vivi in clandestinità
Piccole partenze
rimandate poi per sempre
tutto poco e male
a strappo nell’ubiquità
“Come un uccello sulla gabbia
ho provato a essere libero…”
Cantavamo nella gioia
che non sai se puoi godere
che non sai se può durare
nella clandestinità
fino a raschiar la vita
per le cento città
sulla strada che ci unisce
e che divide da chi lasci
Le metti addosso una divisa
e ti guadagni la tua croce
in una cella di bellezza
dove cambi viso e voce
Chiusi in un incanto
dove non rimani uguale
e sei come non sei
nella clandestinità
Costruirsi un labirinto
un recinto, una prigione
per uscirsene di notte
e poter scappare fuori
Dove mister Pall
incontra mister Mall
e in tutta libertà
vivi in clandestinità
Abbraccio sottobraccio
per le scale di Alaveda
voi che fate
che vi dite
dove andate?
Ed nella tormenta Rastafari
e Cina e tutta la mia ghenga
che mi perdo se sto indietro
Come un uccello che ha provato ad esser libero
e che muore appena fuori
sono restato senza ali e senza te
Qualcuno mi protegga
da quello che desidero
o almeno mi liberi
da quello che vorrei
Dall’obbedienza e dal timore
e dalla viltà
guadagnar la libertà
dalla clandestinità
Abbraccio sottobraccio
per le scale di Alaveda
voi che fate
che vi dite
dove andate?
E la faccia del mattino
non mi faccia più male
Come un uccello sulla gabbia
sono volato nella strada senza te..
Dove mister Pall
incontra mister Pall
in tutta libertà
dalla clandestinità

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Saturday poem: T.S. Eliot

La poesia di fine settimana, oggi, l’ho scelta più per il poeta, che per la poesia in sé. Perché è stato bravo a esprimere una enorme quantità di cose, tra le quali una modernità che alcuni non capivano. Buon fine settimana a tutti!

T.S. Eliot

Cousin Nancy

Miss Nancy Ellicot
Strode across the hills and broke them
Rode across the hills and broke them–
The barren New England hills–
Riding to hounds
Over the cow-pasture.

Miss Nancy Ellicott smoked
And danced all the modern dances;
And her aunts were not quite sure how they felt about it,
But they knew that it was modern.

Upon the glazen shelves kept watch
Matthew and Waldo, guardians of the faith,
The army of unalterable law.

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Saturday poem: Pablo Neruda

E’ stata una settimana passata sulle rive del mare, a inseguirlo, a capire come si dispiega qui, sulla costa meridionale della Sicilia. Non potevo che utilizzare, quindi, una poesia di Neruda, che il mare ha cantato più volte nella sua vita. Questa, che non conoscevo, è tratta dal Memorial de Isla Negra. Buon fine settimana a tutti, e ci vediamo martedì!

Pablo Neruda – Il Mare

Ho bisogno del mare perché m’insegna:
non so se imparo musica o coscienza:
non so se è onda sola o essere profondo
o sola roca voce o abbacinante
supposizione di pesci e di navigli.
Il fatto è che anche quando sono addormentato
circolo in qualche modo magnetico
nell’università delle acque.
Non sono solo le conchiglie triturate
come se qualche pianeta tremante
partecipasse lenta morte,
no, dal frammento ricostruisco il giorno,
da una raffica di sale le stallattiti
e da una cucchiaiata il dio immenso.

Ciò che m’insegnò prima lo custodisco! È aria,
vento incessante, acqua e arena.
Sembra poca cosa per l’uomo giovane
che giunse a vivere qui con i suoi incendi,
e tuttavia il battito che saliva
e scendeva al suo abisso,
il freddo dell’azzurro che crepitava,
lo sgretolamento della stella,
il tenero dispiegarsi dell’onda
sperperando neve con schiuma,
il potere quieto, lì, determinato
come un trono di pietra nel profondo,
sostituì il recinto in cui crescevano
ostinata tristezza, oblio accumulato,
e bruscamente cambiò la mia esistenza :
diedi la mia adesione al puro movimento.

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Saturday Poem: William S. Gilbert

Sono tornato da un breve giro a Catania, dove sono andato a fotografare i LNS. Si è ripetuta la solita scena di quando vado a visitare qualche laboratorio per fotografarlo, con me che spalanco la bocca come un bambino di fronte a qualsiasi cosa che vedo. E cose per cui restare a bocca aperta ce n’erano: plasma, robottoni in grado di rispondere alle tue domande, e ovviamente acceleratori di particelle e rivelatori lungo le linee, che sono gli aggeggi più eleganti che mi sia mai capitato di vedere. In effetti, se si va a fotografare gli acceleratori si va abbastanza sul sicuro.

E’ stato molto divertente, ed in questo mi ha aiutato tantissimo la disponibilità dello staff dei LNS, e gli stessi ricercatori, che a un certo punto saltavano fuori a frotte per proporre fotografie del proprio progetto di ricerca. Al più presto posterò qualcosa. Dovrei anche tornare, per fare gli ultimi ritocchi, ed occuparmi di un progetto di ricerca che ieri non era in condizioni di essere fotografato, ma che merita la giusta attenzione.

La poesia di oggi, quindi, non può che essere in tema. In realtà non avevo idea di cosa postare, visto che non ricordavo, nelle mie letture, poesie di argomento scientifico. Così, ho chiesto a Google, che mi ha aiutato a scoprire un paio di cose interessanti. In lingua italiana, sono finito sul blog Popinga, un’autentica scoperta, per me. Popinga scrive di scienza e letteratura, e, a parte scrivere dei limerick geniali (QUI se ne può leggere qualcuno) ha anche un interessantissimo repertorio di immagini. Il che significa che comincerò a leggerlo regolarmente. Poi, in inglese, ho trovato First Science, che si proclama la tua prima fermata per la scienza online. Approfondirò; ma nel frattempo, ho visto che c’è una bella sezione su poesie e citazioni scientifiche. Da cui traggo la poesia di questa settimana. Buon week end a tutti!

The Magnet and the Churn

William S. Gilbert

A magnet hung in a hardware shop,
And all around was a loving crop
Of scissors and needles, nails and knives,
Offering love for all their lives;
But for iron the Magnet felt no whim,
Though he charmed iron, it charmed not him,
From needles and nails and knives he’d turn,
For he’d set his love on a Silver Churn!
His most aesthetic,
Very magnetic
Fancy took this turn -
“If I can wheedle
A knife or needle,
Why not a Silver Churn?”

And Iron and Steel expressed surprise,
The needles opened their well-drilled eyes,
The pen-knives felt “shut up,” no doubt,
The scissors declared themselves “cut out,”
The kettles they boiled with rage, ’tis said,
While every nail went off its head,
And hither and thither began to roam,
Till a hammer came up – and drove it home,
While this magnetic
Peripatetic
Lover he lived to learn,
By no endeavour,
Can Magnet ever
Attract a Silver Churn!

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Saturday poem: Roberto Bolaño

Mancavano da un pò, i Saturday Poems. Ho deciso che, a cadenze del tutto arbitrarie e insindacabili, cercherò di pubblicare qualche poesia.

Visto che questa settimana l’ho dedicata a impacchettare cose, salutare Milano, e mettere insieme pensieri e azioni che guardassero avanti, mi è sembrata molto indicata questa. Buon fine settimana!

I cani romantici

di Roberto Bolaño

A quel tempo avevo vent’anni
ed ero pazzo.
Avevo perso un paese
ma guadagnato un sogno.
E se avevo quel sogno
il resto non importava.
Né lavorare, né pregare,
né studiare la notte
insieme ai cani romantici.
E il sogno viveva nel vuoto del mio spirito.
Una camera di legno,
in penombra,
in uno dei polmoni del tropico.
E a volte mi guardavo dentro
e visitavo il sogno: statua eternata
in pensieri liquidi,
un verme bianco che si contorce
nell’amore.
Un amore sfrenato.
Un sogno dentro un altro sogno.
E l’incubo mi diceva: crescerai.
Ti lascerai alle spalle le immagini del dolore e del labirinto
e dimenticherai.
Ma crescere a quel tempo sarebbe stato un crimine.
Sono qui, dissi, con i cani romantici
e qui io resterò.

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Saturday poem

Le chiacchere da bar mi hanno sempre appassionato. Stare seduti con amici, ad affrontare discorsi profondi o leggerissimi con lo stesso tono, una birra dietro l’altra. Sono un grande appassionato del settore. E in una di queste chiaccherate, negli ultimi giorni, era venuto fuori l’argomento: è meglio il cinismo, è meglio essere realisti, o è meglio essere sognatori? Chi vive meglio: chi si accontenta di quello che passa il mondo e sa goderselo, o chi si ostina a guardare avanti, a vedere un mondo migliore, da qualche parte nel futuro?

La risposta richiede vite intere di riflessioni, e mettersi ad affrontarla qui significherebbe perdere quei pochi lettori che ancora si ostinano a passare di qui… Ma tutta quella discussione mi ha fatto venire in mente una poesia di Whitman. Riassume bene il periodo, secondo me. Buon fine settimana a tutti!

Oh me, oh vita! – Walt Whitman

Oh me! Oh vita! Di queste domande che ricorrono,
degli infiniti cortei senza fede, di città piene di sciocchi,
di me stesso che sempre mi rimprovero (perché chi più sciocco
di me, e chi più senza fede?)
di occhi che invano bramano la luce, di meschini scopi,
della battaglia sempre rinnovata,
dei poveri risultati di tutto, della folla che vedo sordida
camminare a fatica attorno a me,
dei vuoti ed inutili anni degli altri, io con gli altri legato in tanti nodi,
a domanda, ahimè, la domanda così triste che ricorre: che cosa
c’è di buono in tutto questo, ahimè, ah vita?

Risposta:
che tu sei qui, che esiste la vita e l’individuo,
che il potente spettacolo continua, e tu puoi contribuirvi
con un tuo verso.

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Saturday Poem

Pablo Neruda – Lentamente muore

Lentamente muore chi diventa schiavo dell’abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marca o colore dei vestiti,
chi non rischia,
chi non parla a chi non conosce.

Lentamente muore chi evita una passione,
chi vuole solo nero su bianco e i puntini sulle i
piuttosto che un insieme di emozioni;
emozioni che fanno brillare gli occhi,
quelle che fanno di uno sbaglio un sorriso,
quelle che fanno battere il cuore
davanti agli errori ed ai sentimenti!

Lentamente muore chi non capovolge il tavolo,
chi è infelice sul lavoro,
chi non rischia la certezza per l’incertezza,
chi rinuncia ad inseguire un sogno,
chi non si permette almeno una volta di fuggire ai consigli sensati.

Lentamente muore chi non viaggia,
chi non legge,
chi non ascolta musica,
chi non trova grazia e pace in sè stesso.

Lentamente muore chi distrugge l’amor proprio,
chi non si lascia aiutare,
chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna.

Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,
chi non fa domande sugli argomenti che non conosce,
chi non risponde quando gli si chiede qualcosa che conosce.

Evitiamo la morte a piccole dosi,
ricordando sempre che essere vivo richiede uno sforzo di
gran lunga
maggiore
del semplice fatto di respirare!

Soltanto l’ardente pazienza porterà al raggiungimento di
una splendida
felicità.

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