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Tag Archives: Segnalazioni
Thinking images ed Edmund Clark
Da un pò di tempo leggo, e raccomando di leggere, David Campbell, intellettuale inglese che si occupa di fotografia, fotogiornalismo e nuovi scenari dell’economia digitale.
Ogni lunedì, da quattro settimane, Campbell pubblica Thinking Images, semplicemente alcune sue riflessioni su delle immagini che vede durante il corso della settimana. Mi sembra un ottimo modo di iniziare, soprattutto visto che le riflessioni sono sempre stimolanti, mai banali, e tengono sempre conto del contesto in cui le fotografie vengono lette ed inserite.
Grazie al post di oggi ho potuto scoprire, così, “Guantánamo: If the light goes out” di Edmund Clark. Progetto interessante per diverse ragioni, che Campell elenca egregiamente, e in modo molto migliore di come potrei farlo io, per cui vi invito a leggere il post direttamente sul suo sito (ed a guardare le foto di Clark: il servizio sul Guardian e la galleria su Lensculture). Di mio, aggiungerò solo che è lampante, guardando il lavoro di Clark, che un lavoro documentario di qualità non può prescindere dalla consapevolezza di quali sono gli stereotipi visivi in circolazione su di un dato soggetto, né dallo studio di un’estetica consapevole per andare oltre tali stereotipi. In altre parole, riflessione, studio, approfondimento ed estetica devono sempre essere al primo posto, quando si prepara un reportage.
Buona settimana a tutti!
Google Earth
Il progetto su cui sto lavorando ha molto a che fare con l’esplorazione del territorio. Senza averlo pianificato prima, ho, di fatto, preso una porzione di Sicilia, l’ho segmentata (secondo criteri personalissimi, del tutto arbitrari e per niente scientifici) e sono partito in esplorazione. Lavoro che è stato reso incredibilmente facile da Google Earth, con il quale posso, ogni giorno, selezionare una porzione di territorio, esplorarla e controllare quali strade sarà più interessante percorrere.
Ci sono tanti servizi di cartografia, a zonzo per la rete. Alcuni anche migliori. Ma quello che mi piace di GE è che è molto facile da usare, i dati sono stati resi omogenei, in modo da non dover imparare ogni volta una leggenda diversa, e la comunità su cui si basa è una vera e propria fornace di informazioni. In più, ha un’interfaccia piacevolissima. E’ un programma indispensabile per chi ha interessi di geografia, storia, scienze.
GE si può scaricare QUI. Assicuratevi, anche, di passare da Google Earth Blog, ci sono un sacco di trick e tutorial che rendono ancora più interessante la navigazione e la ricerca, e links ai più svariati siti e files KMZ.
Doisneau
Qualche giorno fa sono andato a vedere la mostra di Doisneau al Forma. Fotografo, Doisneu, di cui conoscevo pochissimo: ha lavorato per tutta la sua vita a Parigi, bianco e nero, e soprattutto Il Bacio, quello famoso, quello che finisce su tutte le copertine di libri di storie amorose. In Italia, per qualche ragione, quella foto viene spesso associata alle poesie di Nazim Hikmet:
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Ho interrogato Google sul perché di questo legame, ma non sembra esserci stato qualche incontro storico tra i due. Scelta dei grafici, dunque. Chissà perché proprio Hikmet e non altri poeti che hanno parlato d’amore….
In ogni modo, sono andato alla mostra senza sapere tanto di Doisneau, neanche come si pronunciasse il suo nome (la signorina della biglietteria lo pronuncia Duanò), ma, anzi, con qualche preconcetto in testa. Mi ero figurato il tipico sedentario intellettualoide francese, concentrato sul mettere la France in ogni sua cosa, un pò di basso profilo ma che produce cose di un certo valore. E, come dire? Avevo ragione. Ma tutto quello che mi era sembrato un difetto, dopo aver visto la mostra, è diventato un pregio. Era sicuramente sedentario, ma è riuscito a tirare una varietà visiva impressionante dalla sua città, con uno stile marcato, personale e molto, molto profondo. Non uno sguardo da sprovveduto, insomma.
E’ che spesso alle mostre uno si aspetta seriosità e gravità, specie quando vengono affrontati temi come la povertà. Ma Doisneau, nell’affrontare quei temi, non rinunciava mai a impiegare uno stile costante, un’ironia divertita, che funzionava sia da scudo, sia da aiuto visivo alla comprensione. Un’ironia, in altre parole, che era figlia non della leggerezza (la quale, comunque, era un approccio costante nella fotografia di Doisneau), ma della delicatezza:
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E quella delicatezza dello sguardo, quell’ironia divertita, è stato il filo costante di tutta la mostra, e, credo, dell’opera di Doisneau. Un’ironia che a volte nasce semplicemente nel mondo, e Doisneau si limitava a registrare:
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Altre volte, invece, l’ironia veniva composta in macchina dallo stesso fotografo:
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Questo mi ha fatto tornare in mente un tema, di cui ho letto in Educare lo Sguardo di Roswell Angier. Ci sono foto in cui il fotografo deve limitarsi a riprendere quello che succede davanti a sé. E’ il caso, per esempio, di gran parte del fotogiornalismo, per come viene interpretato normalmente. Esiste un fatto, che il fotografo reputa degno di essere conservato visivamente, e viene ripreso. Altre volte, però, i fatti sono del tutto mentali, appartengono più a un ragionamento del fotografo che al mondo reale, e in quel caso vengono costruiti in macchina. Nel mondo non succede nulla, è nella fotografia che sta succedendo qualcosa. Un maestro in questo senso è Robert Frank, che nel suo The Americans raramente ci mostra delle cose che succedono, e più spesso le mette insieme, visivamente, su pellicola. Oltre a fare parlare tra di loro diverse fotografie, creando altri fatti, che sono tali solo in quanto presenti sulla pellicola.
Ecco, mi sembra che Doisneau preferisse questo approccio. Non che disdegnasse altri metodi. Ma guardando la mostra, si ha quasi l’impressione di vederlo, silenzioso, messo in un angolo, a guardare nel mirino. Si riesce a sentire il silenzio che, spesso, doveva aver pervaso lo sguardo, anche quando le situazioni che inseguiva erano rumorose:
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La mia parte preferita della mostra, come sempre, è stata quella delle teche in cui erano esposti ritagli di giornale, pubblicati, lavori “collaterali” come quello di pubblicitario. Così, ho potuto scoprire cosa facesse Doisneau quando non utilizzava l’approccio “silenzioso”. Pubblicità per l’olio Calvé, oppure una sorta di candid camera ante litteram, in cui la foto di una donna nuda veniva messa in una vetrina, e venivano fotografate le reazioni dei passanti. E’ stata la parte più esilarante della mostra. Accanto a questi ritagli, c’era anche un reportage sulla libertà degli amanti a Parigi: la gente si baciava per strada senza curarsi delle reazioni altrui, i poliziotti guardavano in modo indulgente, e a Parigi trionfava l’amore. Ho scoperto così che Doisneau non ha fotografato solo quel bacio, ma diversi, e con una piena consapevolezza della differenza tra bacio e bacio:
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Un fotografo, insomma, che conosceva bene il suo mestiere, e che non si poneva barriere sull’utilizzo della sua macchina fotografica. In qualsiasi campo si cimentasse, riusciva a mettere la sua ironia, il suo sguardo leggero e la sua maestria.
Quel bacio, poi, è diventato talmente iconico da essersi meritato il maggior riconoscimento dei nostri tempi: la riproduzione Lego.
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Ma, come ogni mostra che si rispetti, c’è stata anche la scoperta inaspettata. In questo caso, dato che era inclusa nel biglietto, ho anche guardato la mostra del Prix Pictet. C’era, visto il tema (la Terra) un bel pò di reportage. Ma il vincitore mi ha colpito parecchio. Si tratta di Nadav Kander, fotografo di Londra. Guardando il suo sito, ho scoperto che ha lavorato molto nella pubblicità e nel ritrattismo, e che i suoi progetti personali, molti dei quali di tipo paesaggistico, sono eccezionali. Come quello sullo Yang Tze, che ha vinto il Prix Pictet:
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Immagini che, a dire il vero, sono meglio da vedere esposte. Ce ne sono ancora un paio al Forma di Milano. Assicuratevi di leggere anche il testo introduttivo al progetto, sul sito di Kander.
(per tutte le foto del post tranne le ultime due il credit è di Robert Doisneau. Per l’ultima foto il credit è di Nadav Kander)
Internet Creativa
Mi piace vivere questi tempi. Nonostante siano duri e difficili e il futuro sia abbastanza incerto (ma quando, esattamente, il futuro è stato certo e tranquillo?), stiamo vivendo un’epoca di cambiamenti radicali e di progresso. Un’epoca che è interessante vivere e respirare (e di cui mi piacerebbe essere l’umile testimone).
Per esempio, è di ieri la notizia secondo cui Google avrebbe inventato l’automobile automatica, che si muove da sola nel traffico, capisce quando evitare un incidente, e, immagino, suggerisce la strada migliore in base alle condizioni di traffico. Cose che si erano solo lette nei libri di fantascienza, e viste in qualche film, ora potrebbero diventare realtà nel giro di pochi anni.
Questa mattina ho ricevuto un link. E’ una presentazione di Google intitolata The Creative Internet, in cui vengono mostrati tutti i cambiamenti più interessanti nella cultura odierna (o, quantomeno, i tentativi più interessanti di cambiamento). Cambiamenti guidati da internet, o che nella rete trovano il loro sbocco. Prendetevi del tempo per fare caricare le slides (sono cariche di video e foto) ed esploratele con calma. C’è molta roba, e molto interessante a volte. Per esempio, i video di Pes, tutta la sezione sul Data Journalism, i video che uniscono Stop Motion e Light Painting, il sito BBC che rapporta le grandezze dei fatti del mondo ad altre zone geografiche (per esempio: che sarebbe successo se il disastro del golfo fosse avvenuto in mediterraneo?), il racconto – Mongoliad – che Neal Stephenson sta scrivendo con una comunità on line…..
Il mio preferito? Lo User-Generated Star Wars, Star Wars Uncut. Mi ha messo voglia di fabbricarmi una stanza – Millenium Falcon.
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Se ci fossero scorciatoie, faremmo tutti i fotografi….
The photography landscape is littered with the roadkill of those who think they are entitled to success. But long-term, sustainable success — especially today — is not achieved by fancy photo tricks and online “attaboys.” It’s achieved by hard work, day in and day out.
Fotografare gli sconosciuti….
….e altre questioni, da sempre dibattute tra chi si occupa di fotografia. Su PixBoomba, i fotografi di National Geographic Bob Caputo e Cary Wolinsky pubblicano dei video, aehm, anomali sulla tecnica fotografica. In cui, con molto humor, affrontano i temi tipici di chi si accosta alla fotografia di reportage.
I video si trovano su http://pixboomba.com/.
Sciacca Film Fest
Come avevo accennato tempo fa, da oggi darò una mano per il terzo Sciacca Film Fest, che si svolgerà fino al 25 a Sciacca, nel bellissimo complesso della Badia Grande. Il mio compito sarà, ovviamente, quello di fotografo ufficiale del festival. Le prime gallerie saranno pubblicate sul sito del festival, ma spero di poter postare qualcosa di curioso anche qui, se ne avrò il tempo.
Sono curioso soprattutto di fotografare Daniele Ciprì, che sarà a Sciacca lunedì 23, e Giuliana Sgrena, il 25.
Il festival può essere seguito anche sulla pagina Facebook, e dispone di un proprio canale youtube (SciaccaFilmFest).
Ci vediamo a Sciacca!
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Passeggia a braccetto con la poesia…..
…. con la minuscola. Nel senso che quelli che scrivono Poesia con la maiuscola, che la vogliono nei salotti, che la staccano dalla gente comune e che la seppelliscono di tonnellate di atteggiamenti e parole e comportamenti da gruppo iniziato, beh, avrebbero proprio scassato. A me la poesia piace così, per strada, tenuta in tasca in fogli sgualciti e pronta alla bisogna, a una bevuta, a un angolo di città o semplicemente a uno sconosciuto, utilizzata e passata di mano, lasciata lì e ripresa da qualcuno.
Mi piace la poesia di Howpedestrian. Un’idea di Katherine Leyton, poeta di Toronto, gestita interamente da lei (con, ogni tanto, delle incursioni di qualche amico), che ogni giorno scende in strada, ferma uno sconosciuto e gli fa leggere una poesia. I risultati sono dei piccoli capolavori, come i corporate haiku che vengono pubblicati in questi giorni, poesia veloce per businessmen sempre di corsa. C’è un poeta per ciascuno di noi, come dice il manifesto.
Lavori estivi
Mentre l’FTP invia i file all’agenzia, ho un attimo di tempo per scrivere. Sono giù in Sicilia, per ora, a prendermi il caldo e alcune delle più belle giornate dell’anno. Sessione estiva di lavori, con diverse cose a cui pensare. Un lavoro sulle coste del bordo sud, che mi prenderà un pò, dato che il tema è lungo è complesso. Per realizzarlo, mi sto avvalendo dell’autorevolissimo contributo del comitato Stoppa la piattaforma. Ho deciso di dare una mano, con i miei modestissimi mezzi, per questa importante iniziativa, che mira a contrastare quella che si sta rivelando una delle più spregevoli iniziative di speculazione che si siano visti negli ultimi anni in Italia. Tutto sulla nostra pelle, ovviamente.
Poi, c’è in programma un viaggio on the road verso l’austria, a zonzo per fotografare e vedere un pò di belle cose. Il mese d’agosto sarò impegnato in attività meno direttamente “fotografiche”, anche se mi sa che avrò sempre la macchina fotografica in mano. Tempo permettendo, dovrei riuscire a impegnarmi di più nell’organizzazione dello Sciacca Film Fest, con i ragazzi di Café Orquidea. Fateci un salto: nella ridente cittadina di Sciacca (che, nonostante quello che dicano certi operatori turistici della zona, si è lasciata da tempo alle spalle la definizione “villaggio di pescatori”), tra bagni su spiagge che guardano direttamente l’Africa e cucina semplice, ma buonissima, ha luogo ormai da tre anni uno dei più interessanti appuntamenti cinematografici dell’estate.
E poi: un corso di immersioni subacquee, con l’idea di cominciare a fotografare anche sott’acqua. E la preparazione del reportage che in autunno dovrebbe portarmi in medio oriente e marocco. C’è molta carne sul fuoco, in altre parole. Magari, potrei non bloggare frequentemente. Ma prometto che aggiornerò i due lettori che ancora passano da qui.
Advice….
Learn to do at least one type of commercial photography really well: architecture, product, weddings (gasp!), or anything technical that the hordes of amateurs can’t do well. It may sound dreary, but it may also pay your bills and keep you in the game.
Joel Sackett, via Lightstalkers.

