Antonio Giordano

Sì, beh, questa è solo, tipo, la tua opinione amico.

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Buone cose

photocrati gallery

E’ iniziata, quindi, la Settimana Alfonsiana, di cui per il secondo anno sarò il fotografo. Ieri c’è stato un bellissimo concerto all’Oratorio di Santa Cita, un posto che mi ha molto impressionato per la quantità di stucchi. L’atmosfera era molto particolare, con la prima pioggia seria di quest’autunno che minacciava di scatenarsi da un momento all’altro e il quartetto che suonava Mozart nella penombra. Per chissà quale motivo, mi è venuto in mente il periodo natalizio (il che, a sua volta, mi ha fatto venire in mente una domanda sulle immagini natalizie. A cui, però, penserò quando sarà il periodo, perché pensare al Natale a fine settembre è un pò triste).

Da oggi la Settimana si sposta in via Badia 52, a Palermo, con i dibattiti e le conferenze. Come sempre, QUI si può scaricare il programma. E, come dicono gli americani, come say hi….

Venerdì sera sono stato a fotografare un reading del mio amico Vittorio Bongiorno, che sta portando in tournée il suo il Duka in Sicilia insieme al contrabbassista Matteo Zucconi ed a vari amici che si aggiungono strada facendo. Una bella serata di letteratura, jazz e vino, e persone stimolanti. Per l’occasione, ho deciso che avrei sperimentato un pò, e il risultato si può vedere nella galleria che ho pubblicato sul mio profilo FB.

A condire il tutto, sto ascoltando un disco di Raphael Gualazzi che mi ha consigliato mio fratello, e che consiglio di ascoltare a chi piaccia il buon jazz, quello che ancora è fatto insieme agli ascoltatori, e non per il solo gusto dei musicisti.

Buona settimana a tutti!

Canale di Sicilia

Qualche aggiornamento su ciò che succede nel Canale di Sicilia, in attesa che “Segno” pubblichi il nuovo numero in edicola, e quindi di poter pubblicare su questo blog l’articolo Un canale, due modelli che ho scritto proprio sull’assalto petrolifero al Canale.

Negli ultimi giorni si sono succedute diverse notizie, che riguardano il petrolio nel Canale di Sicilia. Una buona sintesi è data da questo articolo, oltre che dagli Echi di stampa di Guido Picchetti, un instancabile lottatore per i diritti del mare. Dal maggio 2010, società sconosciute e dalla consistenza ambigua (capitali sociali risibili, sostanziale impossibilità di rintracciare i responsabili) stanno inondando i comuni siciliani di richieste di permessi di prospezione ed estrazione petrolifera. In un caso, sono stato osservatore diretto delle modalità con cui i permessi venivano richiesti. Ricordavano molto i modi della burocrazia degli anni ’50, che approfittava dell’ignoranza del pubblico, e della piccolezza degli uffici di destinazione, per poter poi mettere di fronte al fatto compiuto le popolazioni.

Questo succedeva nel 2010. A un certo punto, un decreto del ministero dell’ambiente vietò ricerca ed estrazione petrolifera a meno di 12 miglia dalle coste. Come se 12 miglia fossero abbastanza, in caso di incidente (no, non lo sono. Guardate qui cosa sarebbe successo se il disastro della Deep Water Horizon avesse avuto luogo nel Canale di Sicilia, con epicentro a Pantelleria). Ma neanche questo limite ha spaventato le società petrolifere, le quali ritengono conveniente estrarre il petrolio dalle profondità del Canale a causa delle basse royalties richieste dallo Stato italiano. Insomma: conviene estrarre in Sicilia, se sei un petroliere.

Le cose si fanno più divertenti quando si va a scavare un pò. Come ha scoperto il comitato Stoppa la Piattaforma, nelle osservazioni al VIA presentate al ministero, le valutazioni di impatto ambientale sono state, in più casi, scopiazzate da altri documenti, redatti per altre zone (in alcuni casi, zone del mare Adriatico), e quindi la particolarità di questa zona non è stata per niente tenuta in considerazione. Ecco perché, quindi, non si è tenuto conto di qualche piccolo particolare: il fatto che i banchi del Canale siano in realtà le pendici di un edificio vulcanico sommerso, Empedocle, di cui fa parte anche l’isola Ferdinandea; il fatto che in questa zona c’è un’importante attività di pesca, che potrebbe essere seriamente compromessa (e va bene, a me non fa tanta simpatia la pesca industriale di questa zona, ma non mi piacerebbe vederla spazzata via dal petrolio); il fatto che il Canale sia un’oasi di biodiversità ed una zona unica dal punto di vista geologico, non ancora pienamente studiata, come rimarcato da Greenpeace nel suo rapporto, presentato proprio in questi giorni. Tutte cosette che potrebbero mettere in allarme le popolazioni della zona, che normalmente, invece, sono bene addormentate, e pensano al proprio cortile (e mi piacerebbe, un giorno, fare una riflessione proprio su questo, su quanto le grandi imprese e i grandi capitali puntino sulla proverbiale arrendevolezza siciliana per potere fare i propri comodi).

Ma le cose più offensive che sono emerse, secondo me, sono due. La prima, è che uno dei firmatari della valutazione di impatto ambientale per il permesso petrolifero a Pantelleria è l’amministratore unico della società che ha richiesto di poter estrarre petrolio. Se la canta e se la suona, in altre parole. Per di più, questo signore, sempre secondo le osservazioni del comitato Stoppa la Piattaforma presentate al ministero, firma la valutazione di impatto ambientale come geologo, essendo stato sospeso dall’albo. Questo, se qualcuno avesse ancora dubbi sull’utilità degli ordini professionali.

La seconda cosa offensiva, se fosse confermata, sarebbe ancora più grave (o normale, a seconda dal paese in cui vivete: se all’estero, o in Italia). Secondo un articolo del Fatto, lo scarso attivismo del ministro più interessato alla faccenda, la Prestigiacomo, sarebbe dovuto agli interessi diretti della famiglia Prestigiacomo nelle estrazioni petrolifere del Canale di Sicilia. Conflitto di interessi, in altre parole.

Ancora siamo alle schermaglie, credo. Le compagnie petrolifere stanno cercando di ottenere permessi di estrazione, e stanno cercando di farlo passando sopra la testa delle persone che abitano in quella zona. E’ un modo di agire che, in verità, si vede abbastanza spesso: ci si fa schermo della burocrazia e della correttezza delle procedure, per mascherare una sostanziale fuga dal confronto pubblico. Se si dovesse arrivare a un confronto vero con la popolazione della zona, si sa che bisognerebbe indorare la pillola, mascherarla da vantaggio. Ed ecco, infatti, che si hanno le prime avvisaglie. Tempo fa, un assessore regionale se ne uscì dicendo che il petrolio potrebbe rappresentare una fonte di lavoro. Ecco la parola magica: fonte di lavoro. Quando ai siciliani viene prospettata l’immagine dell’Imprenditore di Fuori che Porta Lavoro, vanno in brodo di giuggiole, non capiscono più nulla. Con questo metodo, quello del Portare Lavoro, è stato possibile cementificare le coste dell’isola, piazzarci qualche bel petrolchimico qui e là, e lasciare la gente in condizioni di sudditanza spinta.

Un altro modo è quello di richiamarsi alla Patria. E infatti, già si sente parlare di benzina a prezzo ridotto per i siciliani, perché le royalties del petrolio siciliano devono rimanere ai siciliani. Quelle poche che si riesce ad avere. Ma, in ogni caso, la retorica del meridionale derubato funziona in modo molto potente, in questi casi.

Quello che serve, allora, è coinvolgere la popolazione in senso opposto. Mostrare i vantaggi, a lungo periodo, della salvaguardia. Non del no al petrolio, e basta. Proprio della salvaguardia della zona. Tenere in forma il mare, proteggerlo dai petrolieri ma non solo, è la scelta più sensata che si può fare sul lungo periodo. Se no, si finisce di nuovo al vecchio modello del privato che si tiene tutti gli introiti, e scarica sul pubblico, sulla comunità, tutte le perdite, economiche e non. Si chiamano esternalità, non le ho inventate io, e sanno contabilizzarle molto bene, per lasciarle fuori dai bilanci e farle pagare a qualcun altro. Ma una salvaguardia vera si può fare solo coinvolgendo il più possibile la popolazione della zona. Non si può, in nessun momento, compiere lo stesso errore di comportamento, trasformarsi in un movimento minoritario ma organizzato, e imporre scelte, per quanto in buona fede, di salvaguardia ambientale. Bisogna decidere, una volta tanto, con più democrazia, non meno. Questa è la sfida attualmente in corso in questo piccolo spicchio di mondo, e sarebbe bene che tutti gli attori coinvolti ne prendessero coscienza.

From here to there…

Sto preparando le valigie per un viaggio di una decina di giorni a Milano. Alcune cose della vecchia casa da prendere, e in più il bisogno di prendere fiato, incontrare qualche amico, e guardare qualche mostra.

In verità, ho proprio una gran voglia di andare a qualche mostra. Penso che vedrò quella di Doisneau al Forma, quella su Dalì e Francesca Woodman al Palazzo Reale, e quella di Steinmetz da Micamera. Sto pure pensando di comprarmi il catalogo di “From here to there”, la mostra di Alec Soth in corso al Walker Art Center.

Ultimamente, come si sarà notato, mi piace molto la fotografia di Alec Soth. Sia per il suo stile peculiare, che mischia documentarismo, fine – art e fotografia di viaggio alla Robert Frank, riuscendo a fare fotogiornalismo in un modo del tutto diverso e molto più personale rispetto a come viene comunemente interpretato il reportage. Ma il motivo per cui mi piace seguire Soth è il suo continuo lavoro sul processo creativo. Negli ultimi giorni, sul suo blog, Soth sta proponendo una serie di assignment per i suoi lettori, in cui assegna dei compiti fotografici. La cosa più gustosa dei compiti è, ovviamente, la serie di limitazioni poste da Soth, limitazioni che in realtà sono chiaramente delle tecniche che lui usa per stimolare la creatività e i progetti. Il primo assignment è stato fotografare una lista di cose (che, si è scoperto poi, era molto simile alla lista che Soth usava fotografando Sleeping By the Mississippi). Quello attuale prevede di mettere in moto, attivamente, una storia, seguendo le tracce della propria curiosità o, certe volte, del caso.

Questo gioco in realtà era già stato suggerito da Soth nel suo vecchio blog, ora archiviato. Solo che lì era meno strutturato, somigliava di più ad una improvvisazione jazz (il che, per inciso, rende questo genere di fotografia ancora più simile, per assonanza, a quella di Robert Frank). In ogni caso, anche quel blog è un buon punto di osservazione per osservare una mente creativa all’opera, e per trarre ispirazione, spunti e idee.

A presto! Spero di postare presto le mie impressioni sulle mostre milanesi.

p.s.: ieri sono andato a fotografare, per la mia agenzia, la Libreria Altroquando, che domenica, durante la visita del Papa a Palermo, ha ricevuto una “visita” da parte della polizia a causa di uno striscione poco gradito. Mi ha fatto piacere conoscere i due gestori, persone veramente simpatiche, e mi ha dato l’impressione di essere un luogo, uno dei pochi luoghi rimasti in Italia, in cui la cultura non è solo il pretesto per mettere su un supermarket, ma una cosa che si respira e che fa vivere. Consiglio a chiunque sia di passaggio a Palermo di farci un salto.

Settimana Alfonsiana

Da oggi, e per tutta la settimana, sarò a Palermo, per fotografare lo svolgimento della Settimana Alfonsiana. Si tratta di una serie di incontri con personalità del mondo della cultura, della filosofia, del mondo accademico e religioso, ispirati da un tema tratto dalla Bibbia, che poi viene esaminato dal punto di vista di ciascun relatore. Quest’anno, tra gli altri, ci saranno Laura Boldrini, portavoce dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, Vito Mancuso, Massimo Cacciari, Guglielmo Epifani. Il programma completo si può leggere qui.

Credo che, oltre a fotografare le conferenze e il pubblico, cercherò di ottenere un ritratto ambientato per ciascuno degli ospiti. Mi porto un’attrezzatura minima (un flash, stativo, ombrello, concentratore, gelatine), e bel pò di inventiva. D’altronde, il luogo in cui si svolgono tutti gli incontri è un convento: una miniera inesauribile di buoni luoghi per fotografare.

Le conferenze, per chi volesse venire, si tengono alle 17 di ogni giorno, fino a venerdì, in Via Badia, nella sede dei Padri Redentoristi, nella zona di Uditore.

Imprevisti…

Si, lo so: non ho continuato con gli umbrellas diaries, le mie cronache sconclusionate dello Sciacca Film Fest. Ma c’è una ragione: sono stato chiamato e, in fretta e furia, sono partito per andare a fotografare una manifestazione a Pantelleria. Da qualche tempo al largo dell’isoletta nel centro del Canale di Sicilia si trova una piattaforma per prospezioni ed estrazioni petrolifere. La cosa fa preoccupare gli abitanti di Pantelleria per diverse ragioni, alcune delle quali sono facilmente intuibili: il disastro in Louisiana è stato meno di sei mesi fa in un bacino molto più grande e aperto del Mediterraneo; la piattaforma nel Canale di Sicilia è arrivata in gran silenzio, in punta di piedi, senza avvisare nessuno, come se volessero fare le cose di nascosto; e per di più, in questo periodo pare che le compagnie petrolifere si siano scatenate a chiedere permessi di ricerca ed estrazione in tutto il mediterraneo, soprattutto dalle parti della Sicilia (vedi il caso emblematico di Sciacca, dove una società con capitale sociale particolarmente nullo stava per accaparrarsi un permesso di ricerca in una zona sensibilissima, ad alta sismicità e con un patrimonio, naturale ed economico, da proteggere).

Ci sono diverse ragioni per non stare tranquilli, per fare sentire la propria voce. E io, che un pò sto seguendo questa storia dall’inizio, mi sono aggregato alla spedizione. In sovrappiù, mi sono fatto portare proprio dalle parti della piattaforma, per fotografarla.

Quello che mi ha fatto più impressione è la sua grandezza. Sembrava una enorme zanzarona, immobile nel mare un pò mosso. Fotografarla non è stato facile, perché, a parte la detestatissima luce di mezzogiorno (ma è mai possibile che tutte le cose interessanti, ultimamente, sembrano accadere quando la luce è orribile?), si ballava non poco a causa del maestrale. Ma alla fine sono tornato con delle buone immagini, la fotocamera un pò impregnata di salsedine, e la soddisfazione di non essermi fatto prendere dal mal di mare neanche una volta.

Ieri mattina, invece, ho fotografato un gruppo di giovani imprenditori siciliani, che stanno lanciando sul mercato una nuova tecnologia in grado di ottimizzare la resa delle coltivazioni. Mi hanno spiegato con entusiasmo come funziona la loro tecnologia, mi hanno portato con loro a zonzo per i campi, abbiamo chiaccherato su ciò che significa rimanere in Sicilia e investire sulla propria crescita qui. E, ovviamente, ho fotografato: un pò di reportage su ciò che fanno nei campi, e ritratti, individuali e di gruppo, con la loro invenzione. Mi piace fotografare chi cerca di fare impresa e di innovare in realtà del Sud: molto spesso, sono persone che si ostinano a credere che si possa vivere in modo normale, persino nel meridione.

Purtroppo, né di Pantelleria né degli scatti di ieri mattina posso pubblicare niente: siamo in attesa di pubblicazione. Ma posterò sicuramente qualcosa.

Che mestiere strano, pazzo e imprevedibile, il mio. In tre giorni, sono passato dal Cortile Orquidea dello Sciacca Film Fest, a una barchetta che mi ha portato in mezzo al Canale di Sicilia e sotto una piattaforma petrolifera, a una motovedetta della Capitaneria (da cui ho seguito la manifestazione a Pantelleria) alla tenuta di Donnafugata per fotografare i miei giovani imprenditori. Non si può dire che non mi faccia vedere il mondo. E, credo, la sua ricchezza è proprio questa: farmi vedere il mondo.

Sciacca Film Festival – 22 agosto (the Umbrella diaries)

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Quarta giornata di festival, terza da quando lo seguo io, che, si, ho saltato il primo giorno. Ieri è stata una giornata un pò stanca, ci trascinavamo tutti come degli zombies, e ben prima di mezzanotte, quando iniziano i film horror. Mi sono reso conto che con tutto questo andare a zonzo per le varie del festival, non sono ancora riuscito a guardarmi un film per intero. Solo uno spezzone bello grosso di “La voce Stratos”, ieri sera, che mi è sembrato abbastanza interessante.

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Si trattava di una lunga escursione nella carriera di Stratos, studiandone al tempo stesso le qualità vocali, uniche al mondo, e il tempo in cui la sua carriera si sviluppò. Ora: al di là delle mie riserve sulla continua rimembranza degli anni sessanta e settanta, che comincia davvero a stancarmi (pare che la generazione che oggi ha sui sessant’anni sia l’unica a questo mondo ad avere avuto una gioventù….); al di là di queste mie riserve, dicevo, a cui magari dedicherò qualche post più articolato, mi ha fatto tanto piacere vedere il Cortile Orquidea bello pieno di gente. Perché, sia chiaro: il documentario era veramente figo. Incatenava alla sedia.

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A seguire, c’è stata la buona performance musicale di Mario Formisano, bassista degli Almamegretta. Durante la quale ho cercato, senza riuscirci come volevo, di aumentare il livello di illuminazione che gli proveniva di fronte. La foto va bene, ma mi sa che dovevo avvicinare ancora di più il flash, su cui avevo montato un concentratore, e, soprattutto, avrei dovuto usare un gobo. Ok. Ci ritento stasera: si replica alle 21:30.

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Per il resto, ho fotografato la presentazione di “Iblei” di Vincenzo Cascone, presentato da Giandomenico. Ho ancora qualche problema di esposizione quando uso il flash all’indietro, puntato verso la fotocamera, ma credo che come luce di separazione vada più che bene.

Questa sera, ritratto di Daniele Ciprì, che interviene nel Cortile Orquidea a seguito del lungometraggio “L’emigrazione siciliana nel cinema” di Sebastiano Gesù. Inizio alle 20:30.

La galleria con i backstage di giorno 22 è, come sempre, sul sito dello Sciacca Film Festival.

Sciacca Film Fest – 21 agosto (the umbrella diaries)

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Ombrelli, sacrosanti ombrelli. Niente di meglio per fare un ritratto improvvisato in un angolo, e fare finta di saperci fare con la luce. Stavo pensando, in questi giorni di Sciacca Film Fest, di aggiungere un ulteriore tocco di inglesità al mio look. L’ombrello già c’è, potrei aggiungere una bombetta, da indossare durante le prime e le presentazioni. Darebbe un tocco di classe. Soprattutto, nell’insieme nerd – photographer con cui vado in giro per ora: braghe e scarpe da skate, maglietta di Ratman, stativo aperto e brandito come un monito ad accendere le luci.

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Per il ritratto della celebrità di ieri, però, non ho usato ombrelli, ma un concentratore. Massimo Ciavarro, piazzato davanti al banner del festival, con un tocco di luce sul viso. Colori più saturi, maggiore definizione. Con il buon Ciavarro ci siamo fatti un giro per Sciacca, siamo andati a bere qualcosa al Murphy’s, ed ho capito che è molto istruttivo camminare con le celebrità. La gente lo ferma, chiede fotografie e autografi, scambia due chiacchere. C’è la generazione che lo riconosce per fotoromanzi e Sapore di Sale, e quella che lo riconosce per L’Isola dei Famosi. Lui è sempre molto disponibile, non si tira mai indietro.

E’ strano vedere realizzato in modo così lampante quello che di solito leggo solo negli articoli e nei libri: il fatto, cioè, che il vero fattore unificante di questo paese è la televisione, e tutta la cultura che la riguarda. In poco più di un’ora, diverse generazioni e fasce sociali e culturali hanno trovato un motivo per salutare Massimo Ciavarro, personaggio che appartiene a pieno diritto alla cultura popolare. E a poco serve ricordare che c’è anche una parte di Italia che ha altri punti di riferimento, perché il punto è proprio quello: le due culture si snobbano, felicemente, a vicenda.

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Va bene. Riflessioni profonde a parte, ieri ho iniziato a tentare una fotografia particolare, che ho in mente da un pò. L’Arena Giardino durante una proiezione, con le luci del quartiere, lo schermo e la platea. Ancora non ci siamo, però. Ho poco dettaglio sulla platea, e lo schermo sovraesposto. Dovrò inventarmi qualcosa. Sparare flash galattici in platea, per esempio. O pregare gli amici dello staff di lasciare le luci accese in platea per trenta secondi. Potrei anche tarocc…. ehm….. “lavorare” le foto in photoshop, ma ultimamente è un pò contrario alla mia filosofia. Vedremo. Per intanto, buttiamoci nel quarto giorno di festival. Oggi, oltre alla replica del primo blocco dei corti in concorso, ci sarà l’omaggio a Demetrio Stratos, in occasione della proiezione di “La voce Stratos”, con una performance musicale e vocale di Mario Formisano, degli Almamegretta. Sempre alla Badia Grande, sempre a Sciacca, sempre allo Sciacca Film Fest.

(come sempre, gli scatti della giornata di ieri sono visibili sul sito dello Sciacca Film Fest)

Sciacca Film Fest – 20 agosto (the umbrella diaries)

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C’era parecchia gente. Non tantissima, per una cittadina della grandezza di Sciacca. Ma non si può per niente dire che lo Sciacca Film Fest venga ignorato. Il che è già un segnale positivo. In più, ho sentito i commenti di parecchie persone, contentissime delle selezioni e del fatto che a Sciacca ci siano iniziative di questo genere. Belle reazioni, insomma.

Di mio, posso mettere solo che gli spazi dello SFF sono l’incubo del fotografo (ma: quale posto nel vasto e buio mondo non è un incubo per un fotografo? Quand’è stata l’ultima volta che sono uscito di casa e la conferenza stampa era illuminata da comode lampe al quarzo, o da flash da studio con tanto di bank? Ah già! E’ stato nei dorati anni ’80, quando avevo cinque anni e Babbo Natale esisteva ancora). Non che la Badia Grande sia illuminata male: tutt’altro, è una splendida atmosfera, con lampade tenui che si spengono appena iniziano i film, e l’illuminazione pubblica del quartiere arabo di Sciacca che ogni tanto fa capolino da dietro le alte mura del complesso. Dopotutto, ehi, sto fotografando un Film Festival, è ovvio e giusto che si tenda al buio. Le luci che lavorano bene, in un cinema, non lavorano bene in una fotocamera. Legge di Murphy, declinazione fotografica: se qualcosa può avere illuminazione bassa, e al neon, l’avrà.

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Insomma: mi sono attrezzato. Me ne vado a zonzo per il complesso con uno stativo, un ombrello e un concentratore (fabbricato con un pezzo di scatola di cereali per colazione e, uh!, striscie e striscie di gaffer tape), cerco di sparare qualche flash laterale, di creare un effetto diverso dal solito flash-in-macchina-modalità-KABOOM! Gli spettatori spesso strabuzzano gli occhi, e ogni tanto mi chiedono a che serve tutto quell’apparato. Fa effetto soprattutto l’ombrello (in effetti, aprire un ombrello davanti a un flash in pieno agosto non deve essere un buon segno di sanità mentale).

Sto prendendo le misure al posto. Per esempio, ho capito che sparare il flash in frontale funziona benissimo per simulare la luce dello schermo, ma che devo trovare un Gobo adeguato. E ho capito che i ragazzi dello staff si fanno fotografare, ma non troppo. E’ giusto. Troppi flash fanno male. Male come ripensare a bank, quarzi e Babbo Natale.

Altre foto dello Sciacca Film Fest sul sito ufficiale.

Sciacca Film Fest

Come avevo accennato tempo fa, da oggi darò una mano per il terzo Sciacca Film Fest, che si svolgerà fino al 25 a Sciacca, nel bellissimo complesso della Badia Grande. Il mio compito sarà, ovviamente, quello di fotografo ufficiale del festival. Le prime gallerie saranno pubblicate sul sito del festival, ma spero di poter postare qualcosa di curioso anche qui, se ne avrò il tempo.

Sono curioso soprattutto di fotografare Daniele Ciprì, che sarà a Sciacca lunedì 23, e Giuliana Sgrena, il 25.

Il festival può essere seguito anche sulla pagina Facebook, e dispone di un proprio canale youtube (SciaccaFilmFest).

Ci vediamo a Sciacca!

Lavori estivi

Mentre l’FTP invia i file all’agenzia, ho un attimo di tempo per scrivere. Sono giù in Sicilia, per ora, a prendermi il caldo e alcune delle più belle giornate dell’anno. Sessione estiva di lavori, con diverse cose a cui pensare. Un lavoro sulle coste del bordo sud, che mi prenderà un pò, dato che il tema è lungo è complesso. Per realizzarlo, mi sto avvalendo dell’autorevolissimo contributo del comitato Stoppa la piattaforma. Ho deciso di dare una mano, con i miei modestissimi mezzi, per questa importante iniziativa, che mira a contrastare quella che si sta rivelando una delle più spregevoli iniziative di speculazione che si siano visti negli ultimi anni in Italia. Tutto sulla nostra pelle, ovviamente.

Poi, c’è in programma un viaggio on the road verso l’austria, a zonzo per fotografare e vedere un pò di belle cose. Il mese d’agosto sarò impegnato in attività meno direttamente “fotografiche”, anche se mi sa che avrò sempre la macchina fotografica in mano. Tempo permettendo, dovrei riuscire a impegnarmi di più nell’organizzazione dello Sciacca Film Fest, con i ragazzi di Café Orquidea. Fateci un salto: nella ridente cittadina di Sciacca (che, nonostante quello che dicano certi operatori turistici della zona, si è lasciata da tempo alle spalle la definizione “villaggio di pescatori”), tra bagni su spiagge che guardano direttamente l’Africa e cucina semplice, ma buonissima, ha luogo ormai da tre anni uno dei più interessanti appuntamenti cinematografici dell’estate.

E poi: un corso di immersioni subacquee, con l’idea di cominciare a fotografare anche sott’acqua. E la preparazione del reportage che in autunno dovrebbe portarmi in medio oriente e marocco. C’è molta carne sul fuoco, in altre parole. Magari, potrei non bloggare frequentemente. Ma prometto che aggiornerò i due lettori che ancora passano da qui.

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