Il diavolo è nei dettagli, si sa. Quando Twitter si eccita tutto per qualcosa – per esempio, di Fabio Volo che parla in radio di Ariana Grande – di dettagli ne saltano fuori parecchi, nascosti in mezzo all’indignazione generale. Bello questo termine, “indignazione”, ormai hanno tutti una dignità che ritengono offesa, e quando qualcuno è indignato rivela di cosa è fatta la sua dignità con parole, tic linguistici e atteggiamenti a cui neanche fa più caso.

No, qui non parlerò di quello che ha detto Volo in radio né delle reazioni. Per la semplice ragione che non ho ascoltato la trasmissione. Potrei leggere resoconti, trascrizioni, farmi un’idea di seconda mano dai commenti, ma un’opinione formata così non vale nulla fino al momento in cui recupero la registrazione, e non mi interessa nè ascoltare, nè avere un’opinione imparziale. Quella che ho me la tengo pavidamente per me, amici come prima.

Tanto l’idea che qualcuno possa avere un’idea sfumata è, santo cielo, offensiva, soprattutto per certi temi su cui il Comitato informale di igiene mentale, mai nominato ma pienamente in attività, ha stabilito che non è concesso ragionare sulle cose ma solo essere dalla parte del giusto o del torto. Capita, quando la gente lotta non contro quello che si fa o si dice, ma contro quello che si è. E proprio perché disprezzo come sono fatti certi cervelli non mi curo di spiegargli perché sbagliano, figurarsi cercare di persuaderli a ragionare sulle cose.

Una cosa però l’ho notata. In tantissimi, quando parlano di Fabio Volo, ci tengono a sottolineare che sottoprodotto spregevole di scrittore scadente sia. Con, neanche tanto nascosto, un rancore per il grande numero di copie che è riuscito e senza dubbio riuscirà ancora a vendere. Prendersela con il bersaglio grosso per abbatterne altri più piccoli, sparare sul talento letterario di Fabio Volo non ha a che fare solo con lo scrittore, ma con tutti quelli che leggono i suoi libri, vacui, superficiali e macchiati del grave peccato di leggerezza spendibile e vendibile, nella testa di chi critica Volo.

Perché, si sa, chi legge è migliore degli altri, leggere è una missione sociale, un impegno, una distinzione, e non si può, non si deve macchiare una missione con qualcosa che non sia proiettato a regalare il Bene all’umanità.

Chi se ne frega dei libri di Volo, parliamoci chiaro. Per me possono rimanere sugli scaffali, perché non credo che ci troverei quello che cerco in una lettura, ma, ecco, questa è l’unica idea che sono in grado di avere sui libri di Volo. Non li leggo, li lascio lì, non posso, in coscienza, dire che fanno schifo che scrive robaccia che è dannoso che – peccato mortale! – rincretinisce quelli che lo leggono, dove “rincretinisce” è semplicemente l’invidia per il divertimento che altri riescono ancora a provare nella lettura. Perchè per quanto mi piacerebbe parlarne con tanta sicurezza, la mia valutazione dei libri di Volo si limita a copertina e quarte di copertina. Non li ho letti, non ne conosco i contenuti e lo stile e neanche voglio conoscerli, e proprio per questo mi guardo bene dal parlarne.

Qualcuno pagherà per questo….

Siccome però l’Italia è piena di analfabeti ad alto funzionamento, intellettuali il cui analfabetismo di ritorno è nascosto bene dalle parole che usano senza comprenderne il significato, lo spiego ancora più semplice: non leggo Volo, quindi non posso parlare della sua scrittura. Non lo sto facendo, infatti: parlo della mia scelta di non leggerlo. Penso sia una posizione onesta, temperata, io non disturbo Volo e lui non disturba me.

Se non fosse che proprio quelli con l’analfabetismo che nemmeno un paio di lauree sono riuscite a curare ci tengono a dire quanto schifo faccia la scrittura di Volo, cosa puoi aspettarti da uno che scrive così, è il classico italiano piccolo borghese che disprezziamo perché non solo ci sbatte in faccia un’Italia che esiste, è molto più viva di noi e per questo non sopportiamo, ma no, fa pure dei soldi vendendole dei libri. Questi fanno come me e gli altri amici, leggono e comprano libri, ma chi li ha autorizzati, non lo sanno che proprio leggere libri è quello che ci rende infinitamente superiori?

E allora gli analfabeti ad alto funzionamento infilano commenti acidi e pizzicotti passivo-aggressivi su come la scrittura di Volo faccia schifo e sia scadente e al di sotto di un minimo standard di analfabetismo ad alto funzionamento, e tutto questo in una discussione che riguarda non qualcosa che Volo ha scritto, ma qualcosa che ha detto in radio. Rivelando un paio di cose: o li hanno letti tutti, i libri di Volo, e con molta attenzione, e allora non si capisce bene perché dedichino così tanto tempo a qualcosa che detestano. Oppure non hanno letto una riga – tranquilli, sappiamo bene che succede anche con quei tomi russi che dite di ripassare in estate – e però ci tengono lo stesso a dirsi quanto sono diversi, loro, dal lettore di Fabio Volo.

Il gioco è tutto qua. Volo, il personaggio, lo scrittore e la sua scrittura, sono solo il pretesto per mettere un puntello alla propria piccola identità traballante, che ha bisogno di sapere di essere diversa da quelli che non leggono o, se lo fanno, leggono robaccia.

Mille strade c’erano nell’universo e io seguii quella più battuta, facendo finta di essere diverso.

Ma la cosa più ridicola non è questa meschinità piccolo borghese: in fondo il ceto intellettuale italiano, lo stesso descritto alla perfezione da Lenardon su The Vision, oltre a questo snobismo ha pochino, e se glielo togli rimane a marcare la propria superiorità solo con un paio di foto di libri di Murakami sul profilo Instagram o la sacca di tela con la citazione di Marquez. No, la cosa più ridicola è che è chiaro che nessuno ha letto i libri di Volo, e nessuno però alza il ditino a dire “Se non lo hai letto perché ne stai parlando?”. No, ci si dà tutti di gomito, mamma mia Volo che brutto, ma come fanno a pubblicarlo? Tutta gente che venderebbe un rene per vedere pubblicato, gratis, il proprio raccontino su un sito amatoriale, tutta gente che impiccherebbe la nonna per fare da ghost writer a Volo, all’improvviso si rende conto di avere una dignità letteraria e di doverla difendere partecipando a un imbroglio, quello di avere letto Volo e di non averlo apprezzato.

Sto aspettando il momento in cui gli analfabeti della repubblica delle lettere – una oligarchia, e molto stretta, in realtà – rivaluteranno Fabio Volo. Di solito ci vogliono una trentina d’anni, e a quel punto sarà bello leggere i salti mortali che faranno per giustificare questo imbroglio. Nel frattempo, immagino che tutti avranno ascoltato per radio quello che aveva da dire. Immagino.

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