Questa è una pagina /now. Potete leggere di cosa si tratta qui. L’ispirazione me l’ha data Derek Sivers, e sul suo sito potete leggere tutta la storia di come ha pensato a una pagina del genere e sul perché vorrebbe fare partire un movimento di pagine /now.

Scrivere

Se lo chiedete a me, sto sempre scrivendo troppo poco rispetto a quanto potrei, e dunque mi lamento sempre su quanto tempo stia perdendo a fare qualsiasi altra cosa che non sia scrivere. Fatta questa premessa, in questi giorni sto facendo gli ultimi ritocchi al mio terzo romanzo, quello che ho scritto durante la quarantena dopo un paio d’anni di ricerche e false partenze. Questo mi porterà, a breve, a iniziare la lunga fase di ricerca di un editore.

Nel frattempo lavoro a reportage e articoli per I Love Sicilia, la rivista luxury e lifestyle con cui collaboro. Alcuni esempi dei miei lavori si possono trovare, finalmente, nella nuova galleria. Oltre ai reportage, nei mesi scorsi ho anche scritto la sceneggiatura di un cortometraggio che ora vorrei fare circolare.

Copywriting

Nella seconda parte dell’anno ho aumentato, e parecchio, i miei lavori di copywriting. Mi sono dedicato soprattutto alla realizzazione di advertorial, ovvero di quei particolari prodotti pubblicitari che utilizzano tecniche e linguaggio del giornalismo per parlare di un’azienda o di un prodotto. Se ne possono vedere parecchi esempi nella nuova sezione del sito.

Ho sperimentato con gli spazi pubblicitari, dove possibile, spostandomi verso prodotti ibridi advertorial – headline. In sintesi, molto spesso al pezzo giornalistico normale aggiungo una headline fatta di titolo e un paragrafo che si avvicina, per stile e contenuto, più all’advertising puro che al pubbliredazionale. Il linguaggio pubblicitario è molto stimolante, in un modo che fino a un paio di anni fa non credevo possibile.

Sito

Sto riorganizzando i contenuti del mio sito: gallerie con il mio lavoro, una piccola variazione nell’organizzazione delle pagine e link alla mia attività.

Vela

Dopo anni passati a pensarci, quest’estate mi sono deciso a fare un corso di vela. Davvero, ho fatto passare più di dieci anni dalla prima volta in cui mi sono detto “ehi, mi piacerebbe imparare ad andare con il vento”, e non è che da allora il pensiero sia mai andato via: era sempre lì, tornava periodicamente, mi spingeva a leggere libri e storie di vela, grandi romanzi di comandanti della Royal Navy, tutto il repertorio. Quest’anno mi sono detto che se un pensiero torna così spesso bisogna quantomeno dargli retta, e così, complici anche le chiusure di questo maledetto anno che mi hanno regalato più tempo del solito, mi sono deciso.

Non credo di essere ancora pronto a scrivere qualcosa sull’andare a vela, se mai lo sarò. So solo che quella sensazione, di essere spinto dal vento con un po’ di tela legata a un palo, mi fa sentire in connessione con cose molto più antiche di me. Non vedo l’ora che arrivi il momento di andare in barca, perché in quel momento non penso ad altro che al vento, l’angolo, le cime, il timone.

Esercizio

Ahia, su questo siamo messi male. Di fatto non sto più facendo nulla, né Brazilian Jiu Jitsu né altro, per mancanza di tempo. Quest’estate ho fatto qualche immersione, ma davvero poca roba. Tornerò quando i tempi saranno migliori, dato che per il momento è tutto chiuso, di nuovo.

One Body No Head

Una delle cose più belle in corso in questo momento è il podcast che realizzo con mio fratello, One Body No Head. Ci vediamo on line una volta a settimana per parlare di quello che abbiamo visto, fatto o sentito, sempre senza un criterio e con molta voglia di cazzeggiare. Mi diverte, mi rilassa, mi dà un motivo per pensare meglio alle cose che guardo o leggo, e mi ha spinto anche a riprendere a videogiocare. Non so quale sia il nesso, ma c’è.

Videogames (e altre cose)

Nella versione precedente di questa pagina dicevo che sono un convinto sostenitore della teoria per cui tutti dovremmo fare, e imparare, qualcosa di completamente inutile nella vita. Ho un po’ lasciato la chitarra jazz e i giochi di prestigio con le carte, ma in compenso mi sto divertendo tantissimo con due videogames: Rocket League e Star Wars Squadron.

E se pensate che videogames, chitarra, carte o qualsiasi altra cosa siano diverse tra loro, vi manca il punto fondamentale: in tutti i casi imparo qualcosa. Non importa che non sia utile per il lavoro o per altro. Non importa cosa sto imparando: l’importante è tenere attivi i muscoli dell’apprendimento, del mettersi in una situazione che non conosci. Stupidaggini, ma mi sono reso conto che anche da ragazzo quello che mi interessava non era tanto giocare o suonare, ma l’atto di imparare in sé.

In altre parole, sto capendo con più di dieci anni di distanza il motto del mio migliore amico: non si smette di giocare perché si invecchia, si invecchia perché si smette di giocare.

(aggiornato il 27 ottobre 2020)